GIOVANNI BELLINI
Giovanni, nato a Venezia, fu allievo e collaboratore del padre Jacopo, pittore tardogotico.
Il cognato Mantegna lo avvicinò ai principi umanistici, ma fondamentale fu il suo incontro con la pittura
di Piero della Francesca che lo portò ad acquisire le rigorose regole prospettiche armonizzate però da una
luce più calda e morbida. Attraverso il graduale succedersi dai colori caldi a quelli freddi, egli riuscì
a rappresentare il senso della distanza creando la prospettiva cromatica. Tale innovazione sarà alla base
della pittura tonale dei veneti.
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Giovanni Bellini
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L’opera presenta la tradizionale scansione del trittico, ma, come nella Pala di San Zeno, l’ambientazione è unificata dalla prospettiva e soprattutto dalla luce dorata e soffusa che inonda i personaggi. L’architettura diviene protagonista mettendo in stretta relazione la cornice con lo spazio dipinto. |