Domenico Fetti
La Melanconia, 1618 ca.
Olio su tela, 179 x 140 cm
Venezia, Gallerie dell’Accademia.

L’autore

L'artista romano Domenico Fetti (1589-1623) svolse quasi tutta la sua carriera a Mantova, come pittore di corte dei Gonzaga. Trascorse gli ultimi anni di vita a Venezia dove contribuì alla svolta della pittura locale tardorinascimentale verso nuovi esiti barocchi.
La sua fama è legata soprattutto alla pittura devozionale che tanto successo ebbe presso i collezionisti dell’epoca da indurre il pittore a replicare i soggetti in più versioni.

L’opera

Fetti nel celebre dipinto, divenuto quasi il simbolo della sua carriera, riprende uno dei temi più diffusi nella pittura del Seicento: l’allegorica figura solitaria che medita sulla morte. Dell’opera, eseguita nel periodo mantovano, si contano moltissime copie; lo stesso autore replicò il soggetto con poche varianti in un esemplare conservato al Louvre.

La composizione

La complessa simbologia dell’opera rimanda alla famosa incisione di Dürer intitolata Melancolia I, dalla quale Fetti ha tratto numerosi riferimenti intellettuali inserendoli però in un contesto realistico.
Concreta è la giovane donna - emblema della malinconia - che pensosa poggia la testa sulla mano sinistra; alle sue spalle un paesaggio diroccato, davanti a sé un teschio – simbolo della Vanitas. L’atteggiamento della figura femminile è stato anche ricondotto sia alla cosiddetta Germania capta – bassorilievo romano – che alla Maddalena penitente.
Elementi comuni all’incisione düreriana sono:

  • il cane, simbolo di fedeltà;
  • la clessidra che scandisce il trascorrere del tempo;
  • la sfera e il compasso che, associati alle attività intellettuali e razionali, denotano un temperamento malinconico.

Gli altri oggetti aggiunti da Fetti si riferiscono al sapere e alle arti:

  • i libri e l’astrolabio immerso nella penombra;
  • la tavolozza e i pennelli, la piccola statua e la pialla alludono al tormento saturnino che accompagna l’azione creativa dell’artista.

La Malinconia corrisponde dunque all’umana riflessione sia sulla transitorietà della conoscenza manuale o intellettuale, sia sulla vanità e caducità dell’esistenza.

Che cos’è un astrolabio?

Dall’unione dei termini greci astron e lambano – prendo gli astri – deriva il nome dell’antico strumento astronomico che permetteva di localizzare la posizione dei corpi celesti.

L‘allegoria

In arte come in letteratura l’allegoria viene impiegata per esprimere un significato diverso da quello apparente. Nel Seicento la figura allegorica fu spesso usata in quanto rispondeva pienamente alle esigenze comunicative del barocco che si prefiggeva di impressionare e persuadere enfatizzando i sentimenti.

Domenico Fetti
Melanconia, 1618 ca.
Olio su tela, 179 x 140 cm
Parigi, Musée du Louvre.