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Antonello da Messina (1430-1479)Antonello accorda le tecniche prospettiche di Piero della Francesca con la minuziosa cura per i particolari dei maestri fiamminghi. «Al centro di un grande vano prospettico, san Girolamo è nel suo studio, una specie di macchina teatrale, un ambiente, all’interno di uno più vasto, che ben rende l’intimità del raccoglimento del santo intento alla lettura. A destra la prospettiva del pavimento a piastrelle policrome è rafforzata da quella delle esili colonne sormontate da archi e volte che, catturando la nostra attenzione, ci conducono lentamente verso i due vani aperti del fondo; a sinistra, invece, lo sguardo corre libero verso l’ampia finestra oltre la quale è un placido e dolce paesaggio.
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Antonello da Messina
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Particolari:
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Albrecht Dürer
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L’enigma di AntonelloNel San Girolamo di Antonello sono assenti alcuni degli attributi iconografici che identificano il santo, ben rappresentati nell’incisione di Albrecht Dürer: la croce, simbolo della Passione di Cristo; la clessidra che ricorda la caducità delle cose terrene; il teschio che invita a meditare sulla morte; i libri che alludono alla sua revisione della traduzione della Bibbia; il cappello cardinalizio che lo identifica come segretario del papa; il leone ferito reso mansueto dalla pietà del santo.
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Da ciò si deduce che «Antonello, nel momento in cui, apparentemente, presenta e rappresenta san Girolamo nel suo studio, racconta in realtà una storia che dipana un’avventura esistenziale la quale non coincide – e anzi include informazioni che la rendono altra – con quella attraverso cui l’agiografia era venuta designando e connotando la biografia – storica e leggendaria – del santo. […] Si narra […] di un personaggio del quale è sì taciuto il nome, ma siamo fatti sicuri che ebbe storica identità, nel momento in cui ci si precisa che, alla data di pubblicazione del racconto del quale è protagonista, già aveva perduto la vita [in quanto è ritratto di profilo e ai suoi piedi vi è la pianta funeraria del bosso…]. Ci si assicura che fu di temperamento collerico [testimoniato dalla presenza del gatto], ma che dopo un breve cedimento a quell’umore, conquistò pura tranquillità di cuore grazie all’esercizio della disciplina severa di una scelta monastica e all’applicazione virtuosa all’otium degli studi. Fu devoto alla Vergine [come ci dice la pianta di garofano], aprì la condizione regolare all’impegno secolare, e ciò gli valse il cappello cardinalizio, finalizzò la vocazione umanistica all’esegesi delle sacre scritture per affermare ed esaltare i fondamenti di verità della fede cristiana contro ogni fuorviante tentazione eterodossa [verità simboleggiata dalla pernice e dal bacile]. Ne guadagnò la certezza della conquista della beatitudine celeste [esaltata dal pavone] e il premio di un riconoscimento di immortalità affidato al ricordo degli uomini. Quantunque non si consacrasse esplicitamente a san Girolamo, quantunque non ne abbia portato necessariamente il nome, ne ripropose, nell’esistenza terrena l’esempio. Fu, secondo ogni verosimiglianza, un veneto; anzi: un veneziano, fedele alla Repubblica marciana e da questa protetto [come indica il leone]». (Puppi 2003) |
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Antonello e i fiamminghiNel dipinto del fiammingo Jan Van Eyck «l’illuminazione della scena è estremamente complicata, per la presenza di più fonti di luce: l’arcata aperta del fondo e le vetrate laterali. L’aula è in penombra ma le strutture architettoniche sono accese dalla luce che brilla sugli spigoli dei rilievi; l’abito del cancelliere in adorazione, decorato con preziosi ricami, è intriso di bagliori e luminescenze, come il monile che il Bimbo tiene in mano e l’orlo del manto della Vergine, ricchi di perle e pietre preziose. Al di là delle arcate, il paesaggio d’una città fluviale, immerso nella luce solare, è prodigiosamente riprodotto in ogni particolare». (Bertelli, Briganti, Giuliano 1988, vol. II, p. 298) Ed è proprio la rappresentazione speculare dei personaggi a condurre l’occhio dell’osservatore verso il paesaggio - punto di fuga della costruzione prospettica – dove la lontananza delle montagne è suggerita dalla nebbia che sfuma i contorni. |
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Jan Van Eyck
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