Le ombre dell'anima

Johann Heinrich Füssli
L’incubo, 1781
Detroit, Institute of Arts.

Charles Baudelaire, I fiori del male
Il tramonto romantico

Bello il sole che sorge, e fresco lancia
Il suo buongiorno come un’esplosione!
- Felice chi saluta con amore
il sole che tramonta più glorioso d’un sogno!

Ricordo: ho visto tutto, fiore, solco, sorgente,
struggersi al suo sguardo come palpita un cuore…
- È tardi: su, corriamo ad occidente
per cogliere un estremo, obliquo raggio!

Ma inseguo invano il Dio che si ritira;
già nera, rabbrividente, disastrosa la Notte
stabilisce il suo impero irresistibile;

oscilla nelle tenebre un odore di tomba,
e il piede pauroso sull’orlo dello stagno
urta rospi imprevisti e gelide lumache.

«La poesia “Il tramonto romantico” esprime un forte contrasto tra la luce del sole che sorge, dando felicità alle persone, e il momento in cui tramonta, lasciando spazio alla notte. È calata: nera e fredda, impone il suo potere sulla luce.
L’immagine di un Dio che si ritira ci fa sentire impotenti, dal momento che non riusciamo a fermare i nostri momenti più belli. Negli ultimi due versi, il poeta ci vuole comunicare un senso di disagio e di terrore». (Jacopo Codato, Davide Stradiotto)


Giorgio de Chirico
L’enigma dell’oracolo, 1910

La vita anteriore

Vissi a lungo al riparo di colonne
dritte, solenni, accese di bagliori infiniti
dal meriggio marino, e quando è sera
simili a grandi grotte di basalto.

Le onde, gonfie immagini del cielo,
accordavano il mistico fragore
del loro canto ai fuochi del tramonto
riflesso nei miei occhi. Là ho vissuto

voluttà calme in mezzo allo splendore
delle onde e dell’azzurro, mentre schiavi
nudi, tutti impregnati di profumi,

davan fresco con palme alla mia fronte
cercando, unica loro cura, di scoprire
quale pena segreta mi facesse languire.

«Il poeta in questa poesia, immagina di aver vissuto una vita anteriore, diversa da quella che vive adesso. Ciò che accomuna le sue due esistenze è una sofferenza, che non riesce ad alleviare, come un’ombra, un blocco che nessuno riesce a vedere. Forse desidera la comprensione delle persone intorno a lui, o semplicemente desidera condividere tutto questo con qualcun altro.
Nonostante il poeta sia circondato dalla ricchezza, non potendo desiderare altro, sembra che non possa evitare di soffrire».
(Veronica Casarin, Sara Marinato)


Francisco Goya
Saturno che divora uno dei suoi figli, 1821-23
Madrid, Prado.

Il nemico

Mia giovinezza, tenebrosa bufera
da vividi soli qualche volta interrotta;
tanti disastri han fatto piogge e fulmini che
pochi frutti vermigli restano nel giardino.

Ecco, sono all’autunno delle idee,
e di pala e rastrelli bisogna lavorare
per rimettere a nuovo questa terra inondata
dove l’acqua scava buchi grandi come tombe.

E i fiori nuovi che sogno, chi lo sa
se in quei detriti d’alluvione troveranno
il mistico alimento che può dargli vigore?

- O dolore, dolore! Mangia il tempo la vita,
e l’oscuro Nemico che ci rosicchia il cuore
col sangue che noi perdiamo cresce, si fa forte!





«L’oscurità è il nemico del poeta, è il dolore, che gli rosicchia il cuore e vive del suo sangue. Nella giovinezza il poeta ha sofferto: piogge e fulmini si sono abbattuti sul giardino della sua vita. Ormai sono rimasti solo pochi frutti vermigli, il risultato di quei pochi vividi soli, che hanno rischiarato l’oscurità della sua vita.
Chissà se tra i detriti dell’alluvione riuscirà mai a trovare un forte ideale, in grado di ridargli la speranza».
(Giulia De Marchi, Jessica Franceschini, Monica Tarricone)

Francisco Goya
Il gigante, 1818 ca.

Le tenebre

Nelle fonde segrete di tristezza
dove il Destino ormai mi ha relegato
e mai penetra un raggio rosa e lieto
e io solo con la Notte, ospite ostile,

vivo come un pittore che un sardonico Iddio
ha dannato a dipingere su tenebre
e, cuoco di funebri voglie,
metto a bollire e mastico il mio cuore,

s’accende a tratti, e s’allunga, e s’espande
uno spettro di grazia e splendore.
Dal suo orientale muoversi sognante

ravviso, come giunge alla misura
di se stesso, la mia Visitatrice
soave – nera, eppure luminosa.







«In questa poesia c’è una forte vicinanza tra l’oscurità e il poeta: la sua unica ospite, nelle quartine è la Notte, che sembra gli tolga ogni speranza, ma il senso di solitudine ed oppressione viene meno con l’arrivo di una visitatrice, che è la donna amata, “nera, eppure luminosa”».
(Sebastiano Bertoldo, Giacomo Ilario)

Caspar David Friedrich
Il naufragio della “Speranza”, 1821
Amburgo, Kunsthalle.

De profundis calmavi

Io t’imploro – Te, l’unica che amo! –
dal buco senza luce dove giace il mio cuore,
triste, plumbeo universo dove aggalla
nel buio la bestemmia con l’orrore.

Per sei mesi si libra un sole senza vita,
gli altri sei mesi è notte.
Più nuda del polo è questa terra:
né animali né boschi, né verde né ruscelli!

E nulla al mondo supera in orrore
la fredda crudeltà di quel sole di ghiaccio
e questa notte immensa che al vecchio Caos somiglia;

mi viene da invidiare gli animali più vili
che possono, ebeti, nel sonno sprofondare,
così lenta la matassa del tempo si dipana!

«L’autore implora la sua amata, l’unica persona che ama dal profondo del suo cuore, che si trova in un buco buio. Lui vive una realtà opprimente, le sue giornate sono infinite, il tempo non passa mai e la realtà è cupa, grigia. Per sei mesi è notte, per altri sei mesi si alza in cielo un sole che non ha vita, non scalda. Vede la realtà nuda, svuotata di tutto. Il sole è la cosa più orribile di tutte, non c’è niente di peggio di quel sole di ghiaccio e di questa notte, che non assomiglia ad altro se non al Caos».
(Alessandro Niero, Nicola Semenzato)

Classe 2C