Poesie in chiaroscuro

«È un fiume che scorre questo brulicare d'immagini e di testi. Disegnato, ma a volte scavato, nel buio della pagina.
La storia a fumetti di Dino Campana. Non sarà mai, per Dino, un racconto di sponde. Sarà sempre vertigine: avrà i lampi e gli affondi. […] Nessuno come lui ha cantato la donna, o un paesaggio. O regalato il colore alla nostra poesia, che prima non l'aveva. […] Visionario è il linguaggio e visioni le immagini [di Lucciola e Lombardi]. E i testi son quelli del poeta, o appartengono al fluire venuto poi degli amici, o dei nemici […]». (Pianigiani 2011)

"La Chimera", dai Canti Orfici.

L'illustrazione cita la Vergine delle rocce di Leonardo e la Notte di Michelangelo

          

"Toscanità", in Inediti.

L'illustrazione cita la Madonna col Bambino di Giotto.
La figura di Giotto che dipinge è ripresa dalla versione riprodotta sulla scatola degli omonimi pastelli Fila.


«Nel riquadro dell’immagine c’è il testo di un’intervista al pittore Primo Conti che conobbe Campana. Dalle sue parole si capisce come Campana non volesse essere obbligato a fare qualcosa, soprattutto obbligato ad incontrare una persona che, forse, non lo meritava nemmeno, semplicemente per il fatto che Campana era uno spirito libero, come il vento che porta il profumo dei fiori più belli.





Questo disegno, a mio avviso, rappresenta, attraverso le scale, il percorso che Campana ha dovuto fare per essere accettato, per far capire di non essere un malato di mente. La tortuosità delle scale rappresenta il difficile cammino della sua vita: ogni gradino sembra ricoperto da crepe: quelle cicatrici che gli rimarranno per sempre come brutti ricordi. Le rose, che sono accanto al suo volto, pur essendo profumate, hanno anche le spine, a sottolineare i momenti più tristi della sua vita».
(Jessica Franceschini)



Il testo prosegue con "La petite promenade du poète" tratto dai Canti Orfici.



«Delle varie città che visita, Campana ha una percezione diversa, anche se la prevalenza del colore nero trasmette un senso di tristezza.

Nella vignetta dedicata a Genova le onde del mare che si alzano sembrano quasi rappresentare l’angoscia che si prova prima che accada qualcosa di brutto, come nel momento che precede un temporale.

A Livorno, Campana è investito da una luce, interrotta da una macchia d’ombra, ad indicare un presentimento negativo che riguarda la sua vita.

A differenza delle prime due vignette, quelle che rappresentano le città di Firenze e Bologna esprimono un sentimento di solitudine, nonostante la presenza di alcuni animali accanto al poeta. A Firenze, in particolare, ci sono due volatili, che sembrano aspettarsi qualcosa da lui, desiderando capire cosa gli stia succedendo e fornirgli aiuto. Campana sembra dapprima stanco e poi preoccupato: appare nell’ombra, la luce si sta allontanando da lui.

Ad Imola si vede un grosso groviglio, una spirale forse di pensieri o di emozioni o di problemi, che lo perseguitano e lo rendono molto preoccupato, come si evince dall’espressione del volto.

A Marradi, infine, Campana è totalmente immerso nell’oscurità; alle sue spalle ci sono due figure cupe, che somigliano a due avvoltoi, pronti a strappargli le carni alla prima occasione».
(Jessica Franceschini, Nicola Semenzato)



«Nell’immagine, dove domina lo sfondo nero, dandoci un senso di inquietudine, viene disegnato un tram, che corre, arrivando ad un punto dove la terra si trasforma in un rospo.

È proprio il rospo a creare un collegamento con la poesia “Il tramonto romantico” di Baudelaire: in un luogo segnato da un odore di tomba, accanto ad uno stagno, si urtano “rospi imprevisti e gelide lumache”, che fanno rabbrividire.

In chi guarda il disegno o legge la poesia, il rospo, immaginato in un contesto freddo e lugubre, suscita un senso di disgusto».
(Sara Marinato)


Classe 2C