Urs Fischer

Nato nel 1973 a Zurigo, vive e lavora a New York.

L’installazione, giocando sul tema ILLUMInazioni, consiste in tre “candele” che bruciano lentamente. Ognuna riproduce in scala 1:1 tre soggetti: Il ratto delle sabine del Giambologna; una replica, ingrandita del 10%, dell’artista Rudolf Stingel – amico di Fischer – ritratto in piedi mentre sembra riflettere sull’arte e sulla propria vita che si consuma inevitabilmente; una sedia dello studio dell’artista.

Voci narranti

«L’artista ha posizionato una telecamera a circuito chiuso nella sala dove è esposta l’opera, per vederne l’evoluzione nel tempo e avere così una documentazione alla fine dell’esposizione. Quando noi l’abbiamo vista, della scultura rimaneva solamente il basamento e molta cera sciolta a terra: si potevano osservare alcuni arti, una testa... Si può dire che il vero artista della scultura è il fuoco, in quanto è esso che modifica l’opera, dando origine a forme nuove. Non potremo mai fare una previsione precisa di questa trasformazione e questo, forse, è anche il senso della nostra vita.
Fischer ha messo in discussione il concetto di opera, scultura, come un’immagine che noi colleghiamo subito ad un qualcosa di fisso, di “indistruttibile”. Il tempo rappresenta lo scorrere degli eventi e il cambiamento delle cose. E sembra che l’autore, nel far ardere lentamente la sua opera, non voglia farla rimanere nella storia». (G. Agostini, R. Barolo, L. Pasini, A. Roncato, F. Terren, S. Tozzato, M. Veggo Scocco)

Untitled, 2011
Venezia, 54. Esposizione Internazionale d'Arte.


«Mi piace, oltre che per lo spettacolo che la cera sciolta crea, anche per il significato intrinseco che questa creazione possiede: essa appunto è stata accesa il primo giorno della mostra e verrà spenta l’ultimo giorno della mostra. “Cos’ha la stessa durata di una mostra?” ci chiede la guida. È la notorietà dell’artista, il quale vuole sottolineare che molto spesso, la sua celebrità, e dell’arte contemporanea in generale, duri relativamente poco, al contrario di quella di pittori e scultori dei tempi passati, tutt’oggi molto popolari e conosciuti. Questo accade perché molte delle opere presenti alla mostra non sono trasportabili o comunque riproducibili, perciò una volta finita la mostra queste vengono “dimenticate”, come anche la persona che le ha ideate».
(N. Semenzato)

    

«Mentre guardavo la cera colare provavo un senso di incompletezza perché l’opera con il tempo veniva cancellata, ma contemporaneamente ero colpita profondamente dalle nuove forme che stavano nascendo da questa creazione assolutamente unica». (S. Ghedin)