Leonardo da Vinci (1452-1519)
«Leonardo […], stimolato a guardare alla rappresentazione della natura da un punto di vista più complesso, più aderente alle accidentalità della visione e alle molteplici interferenze dell’atmosfera rispetto a quanto la rigida applicazione della “perspectiva artificialis” gli poteva consentire, […] introduce il tema della luce e dell’aria come essenziali per fissare la realtà di un paesaggio in un dato momento e a una data ora. […] La Vergine delle rocce è un dipinto senza prospettiva, almeno nel senso tradizionale “brunelleschiano”, e l’occhio si avventura nelle magiche lontananze grazie alla diminuzione della luce, al chiaroscuro, al colore, all’aria “grossa” interposta fra esso e le cose più distanti da esso». (Marani 2008)
Leonardo da Vinci
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La prospettiva aerea è resa attraverso la tecnica dello “sfumato”, quel leggero graduarsi dei toni d’ombra, che consente di eliminare i contorni netti tra figura e sfondo rendendo entrambi partecipi di un’unica atmosfera cromatica e chiaroscurale. Il dipinto, destinato alla chiesa poi distrutta di San Francesco Grande a Milano, rappresenta l’incontro tra Giovanni Battista e Gesù Bambino alla presenza della Madonna e di un angelo. La calda luce crepuscolare, che filtra dalle aperture della grotta, fa emergere dall’ombra le figure legate tra loro da un movimento circolare di sguardi e di gesti. «Nella pittura si compie il disegno. Questo si mostra chiaramente nella rappresentazione dei corpi, anche infantili, in cui appare evidente la sintesi di numerosi studi anatomici e comportamentali». (Papa 2011)
Leonardo da Vinci
Vergine delle rocce
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Il tema dell'ultima cena era stato trattato più volte a Firenze nel corso del Quattrocento, ma nessun artista aveva mai mutato iconografia. «Sempre il Cristo è colto nell'atto d'istituire il sacramento dell'Eucarestia (benedice infatti il pane e il vino); sempre gli Apostoli lo affiancano e tutti prendono posto dalla stessa parte del tavolo (con alcune varianti che prevedono la collocazione di due di loro sui due lati brevi); sempre Giuda, unico a occupare il secondo lato lungo del tavolo, solo di fronte a Gesù, mentre San Giovanni, così com'è narrato nei Vangeli, posa il capo sul petto del Signore. […]
Andrea del Castagno
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Domenico Ghirlandaio
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Leonardo da Vinci
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Leonardo sconvolge ogni consuetudine. I dodici Apostoli sono tutti dalla stessa parte del tavolo, sei alla destra e sei alla sinistra del Cristo e il momento raffigurato è quello in cui Gesù ha appena annunciato il tradimento di Giuda. […] Leonardo non ha voluto rappresentare un fatto di fede, ma umano: il tradimento di un amico. Le parole di Gesù si propagano da un capo all'altro del tavolo generando angoscia, disapprovazione e stupore incredulo nei discepoli che, in una sorta di moto ondoso, divergono da lui raggruppandosi a tre a tre e, in questo loro allontanarsi, isolano la figura immobile del Redentore che si erge possente, eroica e mite allo stesso tempo, al centro della complessa composizione, in una solitudine che è sempre l'unica compagna nei momenti cruciali della vita. Per il Cristo non c'è un'aureola ad indicarlo quale essere divino, ma solo il luminoso cielo contro cui si staglia, un cielo chiaro che sovrasta le colline ondulate visibili al di là delle tre aperture in fondo all'ampia sala costruita con rigore prospettico - il punto di vista coincide proprio con il volto di Cristo - e ritmata dal soffitto cassettonato e dagli arazzi alle pareti.
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Bartolomeo all'estrema sinistra è balzato in piedi e si è proteso verso Cristo poggiando entrambe le mani sul tavolo e anche Giacomo e Andrea si sono alzati. Giuda, in uno scatto nervoso, si è girato per guardare Gesù e ha appoggiato il gomito destro sul tavolo mentre il suo busto è rovesciato indietro. Pietro si è portato con il volto vicino a Giovanni che, chino verso di lui, ne raccoglie la richiesta che gli viene sussurrata. Giacomo inorridito con le braccia allargate sembra trattenere sia Tommaso, che ha un dito rivolto verso l'alto, sia Filippo […]. Matteo, Taddeo e Simone, invece, discutono tra loro concludendo e spegnendo la violenza dei sentimenti accesi dalle parole di Cristo e manifestatesi a partire da sinistra, col gesto prepotente di Bartolomeo. […] Nel Cenacolo Leonardo riesce a rappresentare il pensiero e le emozioni proprio con il linguaggio dei corpi, delle mani e dei volti, studiati, fin nei minimi particolari [e la scena sembra svolgersi proprio nello spazio fisico del refettorio]».
(Cricco, Di Teodoro 2002, pp. 388, 389)