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Luci e ombreNon esiste lo spazio senza la luce e ad essa s’intreccia inevitabilmente la storia dell’ombra. Luci e ombre evidenziano la tridimensionalità degli oggetti definendone la forma: in scultura determinano i volumi, in architettura i pieni e i vuoti, in pittura suggeriscono la profondità spaziale nonché la posizione delle figure, il loro orientamento e la loro distanza dall’osservatore. Ma, mentre la fonte luminosa interna ad un quadro non muterà nel tempo, la percezione delle cose che ci circondano dipende dalla direzione della luce. Sono infatti i valori chiaroscurali che indicano la solidità di un volume e alcune caratteristiche della sua superficie. |
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Alexandr Rodčenko
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Se un’illuminazione uniforme conferisce all’oggetto un aspetto quasi bidimensionale, al contrario un forte contrasto chiaroscurale ne esalta gli aspetti volumetrici mentre un effetto di controluce ne nasconde i dettagli. Le superfici reagiscono alla luce in base alle loro qualità espressive specifiche, riassumibili in tre categorie principali, ognuna delle quali è stata utilizzata dagli artisti per comunicare determinati valori e concetti. |
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- Qualità geometriche: una superficie piana comunica equilibrio, stabilità mentre una concava o convessa esprime dinamicità, elasticità.
- Qualità ottiche: una parete costruita con mattoni a vista risulta di certo più opaca di una superficie rivestita di marmo, di mosaico o di un materiale riflettente.
- Qualità tattili: la lavorazione della materia – l’incisione dello scalpello sul marmo, l’impasto del colore sulla tela, il bugnato di una parete – genera superfici più o meno lisce alle quali corrispondono diverse modulazioni chiaroscurali.
Sant’Alvise, VII secolo
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Santa Maria dei Miracoli, 1481-1494
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Il Museo di Bilbao, molto simile ad una scultura, presenta una superficie rivestita «nella quasi totalità di una sottilissima lamina di titanio di soli 0,3 mm di spessore. Il titanio è un metallo duttile, flessibile, elastico e durevole ad alta resistenza sia all’inquinamento, sia alle aggressioni climatiche. Per rivestire l’edificio sono state utilizzate 60 tonnellate di questo materiale lavorato in 33.000 scaglie attraverso uno speciale processo di laminazione. A causa della loro sottigliezza, le lastre mostrano leggere deformazioni e sollevamenti causati dalla forte incidenza dei venti: questo non comporta alcun problema strutturale ma anzi arricchisce di una vibratile luminosità le superfici del museo. Il titanio è infatti un materiale ad alto coefficiente di riflessione e questo fattore crea molteplici percezioni della facciata, che muta radicalmente la propria “pelle” a seconda dell’incidenza e della qualità della luce, presentandosi argentata ai primi raggi del sole, quasi accecante a mezzogiorno e dorata al tramonto.
A completamento dell’edificio Gehry utilizza la pietra, soprattutto per il basamento che appoggia sull’acqua, i volumi definiti da superfici piane, la torre e i percorsi pedonali. Vetro e acciaio accompagnano le deformazioni delle superfici curvilinee del museo e si presentano come inserti trasparenti riflettenti di giorno e illuminati di notte dall’interno».
(Morasso 2007, L’architettura del moderno, p. 233)
Frank Gehry
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La luce dei volti
Come dimostrano le immagini proposte da Richard Yot, la direzione della luce può modificare radicalmente anche il ritratto di un volto umano, «determinando sia la sua conformazione fisica, sia l’impatto emotivo che esercita sull’osservatore. […] Luce e ombra possono generare qualsiasi atmosfera». (Yot 2011)
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Posizione della luce:
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La fotografia, il cinema, la pittura, il fumetto hanno abbondantemente utilizzato tali aspetti per trasmettere emozioni e pensieri.
Robert Wiene
Wanda Wulz
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S. M. Ejzenštein
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Umberto Boccioni
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Effetti di luceIl disegno sfrutta la capacità delle ombre sfumate di trasmettere al cervello l’idea di una superficie solida che diventa concava o convessa, secondo l’orientamento della zona luminosa. Così, ad esempio, i dischi più chiari in alto fanno pensare a sfere, quelli invece con la parte alta più scura sono generalmente letti come concavi e quelli con la zona chiara a destra e a sinistra sono recepiti ambiguamente, lasciando spazio a continue incertezze. «Il tema indagato da Escher si sviluppa infatti sulla base di accorgimenti geometrici che vanno a cercare le situazioni limite nelle quali la percezione dello spazio è incerta, ambigua, e gli elementi che lo popolano possono ben essere detti “oggetti impossibili”. |
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[…] Per averne un’idea precisa, basterà osservare le protuberanze a forma di bottone che compaiono su quelli che l’artista chiama “nastri magici” [… Cubo con nastri magici]. Gli elementi ornamentali dei nastri, infatti, appaiono ora concavi ora convessi, secondo che il nostro cervello si faccia influenzare dagli elementi di certezza che compaiono nel disegno. Così da convessi che sono, i bottoni diventano concavi senza che l’osservatore se ne accorga.
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Maurits Cornelis Escher
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Luce pittorica
«Le mie foto di cibo non sono altro che le immagini di coda di una lunga tradizione di nature morte, di rappresentazioni pittoriche che si possono realizzare con la matita, l’acquerello o, come nel mio caso, con la macchina fotografica». Ad affermarlo è Christopher Broadbent che con i suoi scatti non smette di catturare l’osservatore. «Ogni volta che scatta una fotografia crea un palcoscenico dove ci sarà uno spettacolo. Gli oggetti da lui scelti sono gli attori e quelli che guarderanno, gli spettatori. […] Struttura, luce, idea, diaframma, tempo e messa fuoco: sono sei le componenti irrinunciabili di una [sua] foto».
(Blanchaert 2010)
Christopher Broadbent
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Jean-Baptiste-Siméon Chardin
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