Masaccio (1401-1428)

Masaccio fu il primo ad applicare in pittura le regole della prospettiva centrale rendendo misurabile lo spazio.

L’affresco realizzato sulla parete della navata laterale sinistra della chiesa fiorentina di Santa Maria Novella è riconducibile alla piena maturità dell’artista. La Trinità, con uno straordinario artificio prospettico, simula l’esistenza di una cappella ed è la prima volta dai “finti cori” giotteschi di Padova.
«Mai s’era visto un uso così integrale dello strumento prospettico, assolutizzante come si conviene alla rivelazione di un dogma e talmente illusivo da far dire all’ammirato Vasari “che pare sia bucato quel muro” […]: un finto altare con lo scheletro di Adamo, di per sé notevole saggio anatomico e la cappella voltata a botte a lacunari, inquadrata da lesene scanalate». (Borsi 1996)

Dietro ai committenti inginocchiati - rappresentati per la prima volta nelle stesse proporzioni dei personaggi sacri – si apre la cappella dipinta, sulla cui soglia la Vergine e san Giovanni sono in piedi accanto a Gesù crocifisso sostenuto da Dio Padre. Nella composizione tutto rispetta una precisa logica che verrebbe scomposta se si aggiungessero, spostassero o eliminassero degli elementi. I personaggi, collocati simmetricamente all’interno di un triangolo, alternano negli abiti i colori rosso e blu: tutto ciò conferisce all’opera un perfetto equilibrio.

Masaccio
Trinità, 1426-28
Firenze, Santa Maria Novella.


    
    
    
    

L’affresco, San Pietro risana gli infermi con la sua ombra, appartiene a un ciclo consacrato alla vita del santo e l'episodio rappresentato rimanda agli Atti degli Apostoli (5, 12-16).

Masaccio
San Pietro risana gli infermi con la sua ombra, 1426-27
Firenze, Santa Maria del Carmine, cappella Brancacci.

«Vi si vede Pietro in compagnia di Giovanni e di un altro adepto difficile da identificare mentre avanza in una strada ai cui lati degli infermi aspettano la propria guarigione. E, in effetti, il miracolo sembra prodursi proprio sotto i nostri occhi. Là dove l’apostolo è già passato due uomini si sono rialzati: uno si appoggia a un bastone, l’altro ringrazia. Un terzo, inginocchiato, implora la grazia miracolosa, che sembra averlo già raggiunto: l’ombra che Pietro proietta a terra l’ha oltrepassato e l’infermo sta per rialzarsi. È quindi la volta di un quarto e ultimo personaggio di sperimentare gli effetti miracolosi dell’ombra dell’apostolo. Con gli occhi sgranati, ricolmo di speranza, egli spia l’attimo in cui le forze gli torneranno consentendo anche a lui di rimettersi in piedi. Per trasformare in immagine questo racconto, Masaccio ricorre alle recenti conquiste della prospettiva. […] Le figure avanzano dal fondo della scena e si dirigono verso il primo piano. Attraversano la profondità dello spazio – creata grazie alla fuga prospettica degli edifici fiancheggianti il lato sinistro della via – e segnano con il proprio avanzare anche la tridimensionalità della scena. Anche le stesse ombre proiettate da Pietro e da Giovanni sono dovute alla costruzione in prospettiva. […] Se si legge con attenzione il testo degli Atti degli Apostoli vi si trova che la virtù dell’ombra si oppone, neutralizzandoli, agli “spiriti impuri” che possedevano gli infermi. […]
Quanto a Masaccio, egli insiste sull’effetto prodigioso della sola ombra. Sia Pietro che Giovanni tacciono, il loro avanzare è solenne e muto. Non ricorrono né al tocco guaritore né al segno benedicente […]. Con un procedimento raffinatissimo egli mette in scena la doppia origine (sacra e ottica) dell’effetto dell’ombra. […] La cappella Brancacci aveva una sola finestra, aperta nell’abside, che faceva entrare la luce da destra sulla scena della guarigione. […] E così Masaccio “incorpora” nella sua composizione l’illuminazione esterna (la luce vera di una finestra), in tal modo, […] l’illuminazione naturale penetra profondamente nell’immagine, definendola come una struttura dualistica, partecipe ad un tempo di due mondi: quello della finzione e quello della realtà». (Stoichita 2008, pp. 52-56)