Claude Monet
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Claude Monet (1840-1926)«La parola “impressione” entrerà ufficialmente nel vocabolario dell’arte con la mostra del 1874, grazie al celeberrimo Impression, soleil levant che può considerarsi come il manifesto della poetica impressionista; ma tutta l’opera di Monet […] è tesa a congelare sulla tela l’impressione di un istante. […] Pertanto, quando si parla di “composizione”, qui non si può più intendere uno schema precostituito, per esempio di tipo prospettico; ma bisogna pensare alla capacità dell’artista di organizzare sulla tela gli elementi che costituiscono l’immagine secondo il principio della massima aderenza alla sensazione vissuta in quel momento dal pittore. […] La rapidità del procedimento en plein air (salvo qualche aggiustamento in studio), perciò, impediva qualsiasi preparazione di tipo compositivo o cromatico: l’unica guida era la sensibilità e il prodigioso occhio di Monet. […] |
La scelta del punto di vista dal basso – in Donna con parasole – conferisce alla figura una dimensione monumentale e, nel contempo le dona leggerezza per via di quell’accostamento inevitabile al cielo. […] I colori impiegati, al di là delle infinite sfumature create da Monet, sono sostanzialmente due: blu e giallo, visto che il bianco non può essere considerato tale. Anche il verde è il risultato – come è noto – della mescolanza degli altri due (blu+giallo). L’unica notazione volutamente fuori tono è il fiore rosso sul vestito bianco che giace lungo la linea mediana dell’opera [… che] assume particolare valore in un’immagine dove il protagonista è il vento.
Donna con parasole, 1886
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[…] Personaggio principale di questa “vicenda pittorica” diviene allora la diagonale che si spezzetta nella diversa direzione delle pennellate orientate dal basso verso l’alto e da destra a sinistra nel prato, mentre quelle del vestito scendono con orientamento speculare così da “cozzare” con le precedenti. Si genera così una forma triangolare [… alla quale] si contrappone la stasi del cerchio ideale generato dal profilo dell’ombrellino, la cui stabilità è sottolineata dall’andamento orizzontale del fazzoletto e del manico dell’ombrello. […] La funzione cromatica del braccio sinistro, dipinto di scuro, è quella di fungere da raccordo fra i due elementi più scuri dell’opera (l’ombra della terra e la massa dei capelli) in modo da creare un’ulteriore diagonale: quella delle ombre che si contrappone all’altra costituita dalle luci. Sono queste che guidano il percorso visivo della composizione». (Bussagli 1998)
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L’artista - sempre più interessato a rappresentare uno stesso soggetto secondo le variazioni di tempo, ora e luce – tra il 1892 e il 1894 si dedica a riprendere la cattedrale di Rouen. «Emulsione di pietra e di luce, le immagini traducono le vibrazioni solari, rendono i volumi e sottomettono la materia alla fantasmagoria luminosa. Le forme sono asserite e sottilmente negate, l’analisi della luce e i suoi effetti sono portati a conseguenze estreme». (Benedetti 2001)
La cattedrale di Rouen, primo sole, 1894
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La cattedrale di Rouen, pieno sole, 1894
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La cattedrale di Rouen, tempo grigio, 1894
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Nell’ultimo periodo della sua vita Monet si dedica alla serie più straordinaria, le Ninfee, il fiore dell’acqua che si chiude di notte e rinasce con la luce. Prive di ogni limite, le composizioni si volgono a effetti pittorici inediti che anticipano l’astrattismo.
Ninfee, mattino, 1916-26
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Ninfee, tramonto, 1916-26
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