Claude Monet
Impressione, sole nascente, 1872-73
Parigi, Musée Marmottan.

Claude Monet (1840-1926)

«La parola “impressione” entrerà ufficialmente nel vocabolario dell’arte con la mostra del 1874, grazie al celeberrimo Impression, soleil levant che può considerarsi come il manifesto della poetica impressionista; ma tutta l’opera di Monet […] è tesa a congelare sulla tela l’impressione di un istante. […] Pertanto, quando si parla di “composizione”, qui non si può più intendere uno schema precostituito, per esempio di tipo prospettico; ma bisogna pensare alla capacità dell’artista di organizzare sulla tela gli elementi che costituiscono l’immagine secondo il principio della massima aderenza alla sensazione vissuta in quel momento dal pittore. […] La rapidità del procedimento en plein air (salvo qualche aggiustamento in studio), perciò, impediva qualsiasi preparazione di tipo compositivo o cromatico: l’unica guida era la sensibilità e il prodigioso occhio di Monet. […]

La scelta del punto di vista dal basso – in Donna con parasole – conferisce alla figura una dimensione monumentale e, nel contempo le dona leggerezza per via di quell’accostamento inevitabile al cielo. […] I colori impiegati, al di là delle infinite sfumature create da Monet, sono sostanzialmente due: blu e giallo, visto che il bianco non può essere considerato tale. Anche il verde è il risultato – come è noto – della mescolanza degli altri due (blu+giallo). L’unica notazione volutamente fuori tono è il fiore rosso sul vestito bianco che giace lungo la linea mediana dell’opera [… che] assume particolare valore in un’immagine dove il protagonista è il vento.

Donna con parasole, 1886
Parigi, Musée d’Orsay.

[…] Personaggio principale di questa “vicenda pittorica” diviene allora la diagonale che si spezzetta nella diversa direzione delle pennellate orientate dal basso verso l’alto e da destra a sinistra nel prato, mentre quelle del vestito scendono con orientamento speculare così da “cozzare” con le precedenti. Si genera così una forma triangolare [… alla quale] si contrappone la stasi del cerchio ideale generato dal profilo dell’ombrellino, la cui stabilità è sottolineata dall’andamento orizzontale del fazzoletto e del manico dell’ombrello. […] La funzione cromatica del braccio sinistro, dipinto di scuro, è quella di fungere da raccordo fra i due elementi più scuri dell’opera (l’ombra della terra e la massa dei capelli) in modo da creare un’ulteriore diagonale: quella delle ombre che si contrappone all’altra costituita dalle luci. Sono queste che guidano il percorso visivo della composizione». (Bussagli 1998)

L’artista - sempre più interessato a rappresentare uno stesso soggetto secondo le variazioni di tempo, ora e luce – tra il 1892 e il 1894 si dedica a riprendere la cattedrale di Rouen. «Emulsione di pietra e di luce, le immagini traducono le vibrazioni solari, rendono i volumi e sottomettono la materia alla fantasmagoria luminosa. Le forme sono asserite e sottilmente negate, l’analisi della luce e i suoi effetti sono portati a conseguenze estreme». (Benedetti 2001)

La cattedrale di Rouen, primo sole, 1894
Parigi, Musée d’Orsay.

   

La cattedrale di Rouen, pieno sole, 1894
Parigi, Musée d’Orsay.

   

La cattedrale di Rouen, tempo grigio, 1894
Parigi, Musée d’Orsay.

Nell’ultimo periodo della sua vita Monet si dedica alla serie più straordinaria, le Ninfee, il fiore dell’acqua che si chiude di notte e rinasce con la luce. Prive di ogni limite, le composizioni si volgono a effetti pittorici inediti che anticipano l’astrattismo.

Ninfee, mattino, 1916-26
Parigi, Musée de l’Orangerie.

Ninfee, tramonto, 1916-26
Parigi, Musée de l’Orangerie.