James Turrell

Nato a Los Angeles nel 1943, vive e lavora in Arizona.

Una luce evocativa caratterizza le opere di «James Turrell [che] potrebbe essere definito come un alchimista della percezione, un poeta dell’epifania luminosa. […] Le opere dell’artista californiano, intrise di sapienza scientifica e di evocazioni spirituali, si presentano come “rivelazioni” sensoriali, come cortocircuiti tra l’interno e l’esterno, e sono il risultato di un profondo e attento studio delle potenzialità percettive della luce e del colore da parte dell’osservatore». (Agudio 2010)

Bridget Bardo’s Project, 2009


«L’interesse per le proprietà della luce, come ha suggerito l’artista, gli è stato ispirato dalla religione quacchera e dalla sua “schietta, rigida presentazione del sublime”, l’artista ricorda la nonna che negli incontri quaccheri lo incoraggiava ad “andare all’interno e accogliere la luce”. […] Per l’opera attuale, The Ganzfeld Piece, due camere vuote collegate tra loro vengono gradualmente inondate da una cangiante luce colorata. Piuttosto che illuminare le caratteristiche dello spazio, la luce le oscura gradualmente, producendo una superficie omogenea in cui tutti gli elementi architettonici si dissolvono in un muro di colore. L’opera sfida la nostra nozione di ciò che è realmente presente, creando un’esperienza estatica o spirituale che Turrell chiama “vedere nel sentire”. La luce, ha detto l’artista, non ha bisogno di rivelare nient’altro: è essa stessa una rivelazione».
(B. Curiger, G. Carmine - a cura di - 2011, p. 285)

The Ganzfeld Piece, 2011
Venezia, 54. Esposizione Internazionale d'Arte.


Voce narrante

«L’pera è interessante per la sua stranezza: si tratta di una stanza rettangolare i cui spigoli sono arrotondati e dove sembra quasi non esserci un fondo. È molto difficile da spiegare e ritengo che la descrizione di quest’opera sia molto soggettiva. In questo spazio chiuso la luce è l’elemento fondamentale che cambia costantemente dal blu al rosa molto opaco, ma l’intensità dei colori in certi momenti è tale che sembra ci sia una lieve foschia. Ho avuto modo di constatare che l’opera consiste in un effetto ottico che fa provare, alla persona che si trova al centro della stanza, la sensazione di essere schiacciato fra i muri che sembrano lentamente avvicinarsi. James Tarrel, grazie a quest’opera chiamata Stanza della Luce, è riuscito a far provare a molte persone sensazioni di vertigine e disorientamento; io ho percepito solo per pochi istanti la sensazione di galleggiare».
(A. Caporusso)