Andy Warhol (1928-1990)
Warhol nella su produzione seriale di immagini – lattine Cmpbell’s, dollari, divi – che ne connotano l’espressione artistica (il cui pensiero va ricondotto a Monet), in occasione della mostra Warhol verso De Chirico - tenutasi a Roma nel 1982 - ha reso omaggio alla pittura metafisica dell’artista tanto apprezzato. Per Warhol, maestro indiscusso della Pop Art, le icone dechirichiane fanno parte del mito contemporaneo quanto il volto di Marilyn.
Nell’intervista pubblicata nel catalogo della mostra, afferma: «La sua opera mi piaceva moltissimo. […] Qual è la differenza tra noi? Quel che lui ripeteva con regolarità, anno dopo anno, io lo ripeto nell’arco dello stesso giorno e nello stesso quadro […]. È un modo di esprimersi. Tutte le mie immagini sono le stesse […] benché al contempo siano anche diverse. Cambiano con la luce dei colori, col movimento e lo stato d’animo […]. Non è la vita stessa una serie di immagini che cambiano nel loro stesso ripetersi?» (Stoichita 2008, p. 194)
Andy Warhol
Piazza italiana con Arianna (da De Chirico), 1982
Pittsburgh, Andy Warhol Museum.
Le Muse inquietanti (da De Chirico), 1982
Pittsburgh, Andy Warhol Museum.
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Gianfranco Gorgoni
Andy Warhol e Giorgio De Chirico, 1974.
Andy Warhol
Ombre, 1979
New York, Dia Art Foundation.
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La fotografia riprende il vecchio maestro della metafisica accanto all’allora giovane Warhol, «grazie a questa illuminazione così fuori dal comune, quel che avrebbe potuto essere la semplice testimonianza di un avvenimento mondano diventa l’immagine di un passaggio di poteri: nella casualità della posa De Chirico trasmette a Warhol il proprio mondo d’ombra affinché ne diventi il padrone». (ibidem, p. 192)
E, infatti, nel 1979 l’artista produsse la serie Ombre: ogni tela è un riflesso d’ombra.
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Andy Warhol
L’ombra, 1981
New York, Ronald Feldman Fine Arts.
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E la sua ombra, vista di profilo, occupa più della metà dello spazio nell’autoritratto intitolato appunto L’ombra, in cui affronta il tema dello sdoppiamento: l’ombra si staglia su un luminoso fondo azzurro, mentre il volto ricorda i riflessi della camera oscura di un fotografo.
Fotografare frontalmente “e” di profilo equivale a realizzare un “calco” della persona, ma per identificarla è più importante l’inquadratura frontale. Marcel Duchamp progettò il frontespizio di una monografia a lui dedicata, riportando il suo profilo: una siluette nera che lo rendeva misterioso e indecifrabile.
Marcel Duchamp
Frontespizio per Robert Label,
Sur Marcel Duchamp, Parigi 1959.
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