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Bernardo Bellotto
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L’artista
Il pittore (Venezia 1720 – Varsavia 1780), nipote di Canaletto, dallo zio apprese l’arte di ritrarre le città, ma si distinse presto per una visione più attenta ai particolari e al contempo distaccata, velata di malinconia. L’artista, che esprime il suo linguaggio poetico con colori freddi e trasparenti, possiede un’abilità impaginativa che gli permette di creare scorci ad effetto scenografico.
Lavora solo quattro anni a Venezia, dal 1738 al 1742, in seguito sarà al servizio delle corti e dei governi europei per i quali ritrarrà vedute celebrative delle città: Dresda, Monaco, Vienna, Varsavia.
L’operaProveniente dalla collezione Manfrin di Venezia, il dipinto appartiene alla produzione giovanile dell’artista che negli stessi anni ne produsse una variante più ampia. Proprio a quest'opera, inizialmente attribuita a Canaletto, probabilmente alludeva Ruskin quando, dipingendo il luogo dal medesimo punto di vista, si poneva in antagonismo con l'artista veneziano. La composizioneIl pittore, pur operando come lo zio, se ne discosta per il segno incisivo e per un realismo nitido, oggettivo. La dilatazione accentuata dei rapporti proporzionali e prospettici, nonché le forti contrapposizioni luminose, attribuiscono alla veduta una tensione drammatica espressa dalle macchie scure delle barche sul canale e dalle ombre profonde e nette. L’atmosfera cristallina esalta i dettagli delle architetture e le persone, ritratte fra luci e ombre, sembrano scandire il tempo degli incontri e della solitudine. A destra il seicentesco palazzo nasconde il monumento al Colleoni e lascia intravedere uno spigolo della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Oltre la facciata della Scuola di San Marco si ha uno scorcio della chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti e sullo sfondo, come ripresi con un teleobiettivo, si stagliano nel limpido cielo il campanile e la cupola di San Michele. |
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Bernardo Bellotto
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Canaletto
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Bernardo Bellotto
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