CANALETTO
Venezia nel Settecento non fu soltanto la città conservatrice, arroccata nella difesa del proprio Stato, fu anche la città cosmopolita, residenza di molti stranieri e tappa d’obbligo del Grand Tour compiuto da “giovani signori” che, tra i sedici e i ventidue anni accompagnati da un precettore, venivano in Italia per conoscere il ricco patrimonio artistico. E da questa diffusa moda prende avvio il fenomeno del Vedutismo, quel nuovo genere di veduta urbana che i viaggiatori stranieri acquistavano come souvenir.
I maggiori esiti sono raggiunti a Venezia da Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, (Venezia 1697-1768) e da Francesco Guardi.
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Canaletto
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Il pittore non si limita a un’operazione imitativa della realtà, ma riprende l’oggetto della veduta da diversi punti di vista per poi ricomporlo sulla tela con consapevole distorsione e amplificazione prospettica. In questo dipinto giovanile l’artista sottolinea la dilatazione dello spazio urbano ricorrendo all’accentuazione chiaroscurale e con una luce abbagliante stacca il laboratorio di marmi dallo sfondo dove, immerse in una calda ombra, appaiono la chiesa e la Scuola della Carità. |
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Sicuramente Canaletto si servì della camera ottica anche se, per timore che le facilitazioni offerte potessero allentare la bravura del vedutista, la usò solo per fissare le linee fondamentali di palazzi e chiese, come sembrano dimostrare i suoi quaderni.
Praticando un foro in una scatola buia, le immagini esterne si proiettano rovesciate sulla parete opposta e l’applicazione di lenti e specchi consente di migliorare la qualità dell’immagine, di raddrizzarla e di proiettarla su un piano di vetro. A partire dal 1728 il pittore dipinge vedute di Venezia per i viaggiatori inglesi ottenendo un successo travolgente. |
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La prospettiva costituisce la struttura portante di questa vastissima veduta.
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Canaletto
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Canaletto
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