Il ciclo della Scuola di San Giovanni Evangelista, attraverso gli stili dei diversi artisti coinvolti nella grande impresa pittorica, fornisce una preziosa documentazione storica e architettonica dell’antico volto di Venezia.

Vittore Carpaccio
Miracolo della reliquia della Santa Croce al ponte di Rialto, 1495
Olio su tela, 363 x 406 cm
Venezia, Gallerie dell’Accademia.

  • La scena rappresenta contemporaneamente tre momenti dell'episodio narrato
  • Fedele riproduzione della Venezia quattrocentesca
  • Esplosione di colore

L’artista

Carpaccio (Venezia 1460 ca. -1526), allievo forse di Gentile Bellini, possiede una grande competenza prospettica che gli permette di armonizzare la presenza di un elevato numero di personaggi entro ambienti reali.

L’opera

Il telero, forse il secondo del ciclo in ordine cronologico, presenta un’aggiunta (25 x 150 cm) nella parte inferiore sinistra. La striscia di tela, tagliata nel 1544 per permettere l’apertura di una porta, fu maldestramente dipinta e aggiunta forse nel XVII secolo.
La ricomposizione radiografica ha evidenziato, sotto la pittura, il disegno preparatorio tracciato a punta metallica sulla preparazione a gesso e colla.

Il committente

La confraternita della Scuola di San Giovanni Evangelista.

La composizione

Il dipinto rappresenta la miracolosa guarigione di un indemoniato avvenuta nel 1494 grazie all’intercessione di Francesco Querini, patriarca di Grado. L’episodio, ambientato a Rialto, narra contemporaneamente tre momenti: la processione che passa sul ponte, il patriarca che giunge al palazzo, accompagnato dai confratelli della Scuola di San Giovanni Evangelista e il miracolo che si compie nella loggia del palazzo patriarcale. Quest’ultimo passa quasi inosservato di fronte alla vivacissima illustrazione della città animata dagli elegantissimi Compagni della Calza e da una folla di mercanti tedeschi e orientali. Con una stupefacente intensità cromatica il pittore porge allo spettatore una documentazione perfetta e partecipata della vita quotidiana veneziana, ricreando la magica atmosfera della città quattrocentesca sfarzosa, raffinata e ricca di colori. Lungo il Canal Grande gli agili rematori spiccano sul verde cupo dell’acqua e, alle gondole vogate da barcaioli in costume, si affiancano le imbarcazioni con il caratteristico “felze”. I veri protagonisti sono la città e il brulichio dei suoi abitanti. Il ponte di Rialto appare nell’originaria struttura in legno del 1458 con botteghe ai lati e una parte mobile al centro per permettere il passaggio delle navi. La puntuale descrizione urbana permette di riconoscere alcuni degli antichi edifici dai camini dipinti: a destra il Fondaco dei Tedeschi appare com’era prima dell’incendio del 1505 e, sul lato opposto, oltre il palazzo del Patriarca, che sorgeva realmente in quel luogo, si allineano l’albergo dello Storione e la “loggia” di Rialto che era luogo di ritrovo dei frequentatori del mercato. Il primo campanile corrisponde a quello della chiesa dei S.S. Apostoli, ricostruito poi nel 1672.

Jacopo de’ Barbari
Pianta prospettica, 1500
Particolare.

Cos’è cambiato?

Il primo ponte di Rialto venne eretto su barche verso il 1180. Fu ricostruito più volte nel corso degli anni ma sempre di legno. Inizialmente era detto della “Moneta” dalla vicina zecca, dove nel 1284 si era cominciato a coniare la moneta d’oro, lo zecchino destinato a diventare prezioso in Europa e nel Mediterraneo quanto il fiorino fiorentino.

Con l’ampliamento del 1458 il ponte prese il definitivo nome di Rialto. Dopo un lungo e acceso dibattito, protrattosi per oltre settant'anni, finalmente nel 1588 si iniziarono i lavori per costruirne uno in pietra, concluso nel 1591. Al concorso, bandito per la realizzazione del progetto, parteciparono i più autorevoli architetti dell’epoca: Scamozzi, Palladio, Sansovino. Il Senato scelse infine Antonio Da Ponte, il cui progetto era considerato da alcuni fin troppo audace dal punto di vista ingegneristico. Si tratta di una robusta costruzione ad arco unico, di 28 metri di luce, che sostiene due file di botteghe collocate nelle dodici arcate soprastanti e tra loro collegate da due arconi centrali che tripartiscono l'intera larghezza del ponte. Questo costituì, fino al XIX secolo, l'unico collegamento stabile fra le due sponde del Canal Grande.

Vincenzo Scamozzi
Disegno, 1587.

             

Andrea Palladio
Disegno progetto per il ponte di Rialto, 1554
Vicenza, Museo civico.


"Fondaco" deriva dall'arabo "funduq".
Nel XII secolo numerosissimi erano i mercanti tedeschi a Venezia e il Senato decise di assegnare loro questa costruzione ad uso sia abitativo che di deposito merci. Lo scopo era quello di controllare, sotto il profilo politico e fiscale, le loro attività mercantili.

Distrutto da un incendio, l'edificio venne ricostruito nell’attuale forma. A pianta quadrata, si apre verso la corte interna, su cui prospettano quattro piani loggiati che vanno progressivamente riducendosi in altezza, conferendo così leggerezza alla massa muraria. Prima del 1836, data del loro abbattimento, ai lati del porticato verso il Canal Grande sorgevano due piccole torri, che con le merlature riprendevano la tradizionale architettura veneto-bizantina. La facciata sul canale presentava in origine affreschi di Giorgione, Tiziano dipinse invece quella verso la calle. Ora, purtroppo, non rimane alcuna traccia di tanta magnificenza, ma un tempo quasi tutti gli edifici che si affacciano sul Canal Grande erano impreziositi da affreschi.


Spavento e Scarpagnino
Fondaco dei Tedeschi, 1505-08.

             

Canaletto
Capriccio con progetto di ponte palladiano a Rialto, 1742-1744
Windsor, Windsor Castle, Royal Collection.