GABRIELE D’ANNUNZIO
Il fuoco - 1900
"Come il latte azzurrino dell’opale è pieno di fuochi nascosti, così l’acqua pallida eguale del gran bacino conteneva uno splendore dissimulato che rivelavano gli urti del remo. Di là dalla selva rigida dei vascelli fermi su l’àncore San Giorgio Maggiore appariva in forma d’una vasta galea rosea con la prora rivolta alla Fortuna che l’attraeva dall’alto della sua sfera d’oro. Aprivasi tra mezzo il canale della Giudecca come una placida foce dove i navigli carichi discesi per le vie dei fiumi parevano recare con i cumuli dei tronchi recisi e fenduti lo spirito dei boschi inclinati su le lontane acque correnti. E dal Molo, ove sul duplice prodigio dei portici aperti all’aura popolare sorgeva la bianca e rossa muraglia chiusa a stringere la somma delle volontà dominatrici, la Riva distendeva il suo dolce arco verso i Giardini ombrévoli, verso le Isole fertili, come per condurre al riposo delle forme naturali il pensiero incitato dagli ardui simboli dell’Arte. E, quasi a favorire l’evocazione dell’Autunno, passava una fila di barche ricolme di frutti simili a grandi canestri natanti, spandendo l’odore degli orti insulari su l’acque ove specchiavasi il fogliame perpetuo delle cuspidi e dei capitelli. Ed ella e Stelio, mentre il ferro dentato della prua girava su l’acqua con una oscillazione lenta che aveva la parvenza d’un moto animale, provarono entrambi una diversa ma acuta angoscia nel punto di lasciar dietro di loro l’infinito silenzio dell’estuario, già in signoria dell’ombra e della morte, per rivolgersi alla città magnifica e tentatrice ne’ cui canali, come nelle vene di una donna voluttuosa, incominciava ad accendersi la febbre notturna."
CHARLES DICKENS
Immagini d’Italia – Un sogno italiano - 1846
"Ci eravamo spinti per circa cinque miglia sull’acqua scura, quando la sentii sciabordare nel mio sogno contro un qualche ostacolo vicino. Aguzzando lo sguardo, vidi nelle tenebre qualcosa di nero e di imponente (come una spiaggia, ma solida e piatta sopra l’acqua, simile a una zattera) oltre cui stavamo scorrendo. Il capo dei due rematori mi disse che era un luogo di sepoltura.
[…]
Prima che sapessi come e perché, mi accorsi che stavamo percorrendo una strada … una strada fantasma, da entrambi i lati sorgevano dall’acqua delle case, e la nera barca scivolava sotto le loro finestre. Da alcune di quelle finestre brillavano delle luci che, con il riflesso dei loro raggi, scandagliavano le profondità della nera corrente; ma tutto nel silenzio più assoluto. Avanzammo così in questa città spettrale, continuando a procedere per stradine e vicoli tutti ricolmi e fluenti d’acqua. Alcuni degli angoli dove la nostra via si biforcava erano così stretti e acuti che sembrava impossibile che l’imbarcazione lunga ed esile ce la facesse a girare; ma i rematori, dopo un grido d’avvertimento profondo e melodioso, la facevano scorrer via senza fermarsi. Talvolta, i rematori di un’altra barca, nera come la nostra, facevano eco al grido e, rallentando (cosa che mi pareva facessimo anche noi), ci passavano oltre rapidi, come un’ombra scura. Altre barche, dello stesso tetro colore, mi parve stessero ormeggiate a dei pilastri dipinti, vicino a bui portoni misteriosi che davano direttamente sull’acqua.
[…]
Proseguimmo, galleggiando, verso il centro di questo luogo strano – con acqua tutto attorno a noi come mai mi era capitato di vedere – e gruppi di case, chiese, e moltissimi edifici imponenti che si levavano da essa; e ovunque lo stesso straordinario silenzio. Poco dopo, attraversammo veloci un corso d’acqua ampio e aperto, e passammo davanti a quel che mi sembrò un vasto molo lastricato dove i fanali splendenti che lo illuminavano mostravano lunghe file di archi e colonne di possente costruzione e grande solidità, ma leggere a vedersi quanto ghirlande di brina o ragnatele, là, per la prima volta, vidi camminare della gente. Arrivammo, così, a una scalinata che dall’acqua portava a un grande palazzo dove, dopo aver attraversato innumerevoli corridoi e gallerie, mi coricai per riposare, e ascoltai le nere imbarcazioni passare discrete su e giù sotto la mia finestra, sull’acqua increspata, finché mi addormentai."