DISEGNI
Il Gabinetto dei Disegni e Stampe delle Gallerie dell'Accademia conserva, oltre ad otto fogli singoli di Antonio Canal detto Canaletto (Venezia 1697-1768), un preziosissimo quanto unico Quaderno di schizzi, composto di 148 pagine (74 recto e 74 verso), con 138 disegni; a questo nucleo originario, di carta grossa e filigranata, sono state aggiunte, con la rilegatura ottocentesca, otto pagine sia all'inizio che alla fine. L'album fu spedito per posta alle Gallerie nel 1949 da don Guido Gagnola, che lo offriva in dono al museo. Così egli stesso scriveva il 28 febbraio di quell'anno: "Signor Soprintendente io posseggo un volumetto di schizzi ovvero abbozzi originali di mano del valente pittore vedutista Antonio Canaletto… Come e donde provenga tale volumetto ignoro: a me giunse con l'eredità paterna. Ora io sono molto vecchio, contando 88 anni, né vorrei che dopo la mia morte, andasse perduto, mentre sarei disposto ad offrirlo in dono a codesta R. Accademia". Al suo arrivo venne autenticato da Giuseppe Borsato, il quale appone il suo sigillo su tutte le pagine, autentica convalidata nell'agosto del 1840 da Emanuele Cicogna, consigliere straordinario dell'Accademia di Belle Arti. Lo stesso Cicogna, nel 1842, nomina nelle Iscrizioni veneziane il "prezioso codicetto" presso un suo amico collezionista, Giuseppe Pasquali. In seguito non si hanno più notizie del taccuino fino al 1895, quando risulta di proprietà della famiglia Gagnola di Gazzada di Schianto (Varese); fu appunto l'ultimo membro della famiglia che lo inviò alle Gallerie.
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Antonio Canal detto Canaletto
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I disegni sono eseguiti a matita, rossa e nera, e a penna. Si tratta di schizzi "documentari", ripresi dal vero e da elaborare poi nella bottega d'artista, funzionali ai disegni finiti e ai dipinti. Anche per gli schizzi del libretto è stato avanzato dalla critica l'uso della camera ottica o camera oscura, confermato dagli stessi contemporanei di Canaletto: "Insegnò il Canal con l'esempio il vero uso della camera ottica: e a conoscerne i difetti che recar suole ad una pittura, quando l'artefice interamente sui fida della prospettive che in essa camera vede, …." scriveva Anton Maria Zanetti, anche se, come obbietta Corboz, nel caso di disegni dal vero effettuati da una piccola imbarcazione, non si creava la condizione di stabilità assoluta richieste dall'apparecchio; le possibilità, pertanto, restano aperte, come conclude Giovanna Nepi Scirè: uso e correzione della camera ottica, ma anche ricostruzione di una "Venezia immaginaria", frutto di manipolazione di quanto già riprodotto dalla cultura figurativa da Carpaccio a Carlevarijs, e di quanto l'artista stesso potesse cogliere dal vero, sempre comunque ripassato a penna. Che esistesse o meno un panorama d'insieme, continua la studiosa, Canaletto divideva la veduta numerandola "banda prima a sinistra" o "banda prima a destra" e suddividendola in parti corrispondenti anche a più pagine del quaderno; così come mutano la direzione dei fogli e i punti di vista, quasi il pittore cambiasse posizione per cogliere più particolari possibili. In vari fogli si incontrano alcune annotazioni sui colori, le tonalità, i numeri delle finestre o dei pilastri degli edifici, indicazioni molto utili all'artista nel momento di elaborazione degli appunti per la traduzione in disegni finiti o pitture.
Discussa è anche l'epoca di esecuzione. Alcuni punti fermi per stabilire la cronologia sono stabiliti già da Moschini, in correlazione a edifici o in seguito distrutti o ancora in fase di costruzione. Ad esempio, a pagina 13 compare il campanile della Carità, crollato nel 1744; a pagina 53 l'edificio di San Simeon Piccolo mostra una scalinata ancora provvisoria in legno e la chiesa è stata consacrata il 27 aprile 1738; e ancora a pagina 48v., nel luogo dove tra il 1725 e 1735 sorgerà la chiesa di San Marcuola, appare un cantiere; anche in base a queste considerazioni lo studioso propone la datazione tra il 1734 e il 1744, anticipata da Giovanna Nepi Scirè di circa un decennio, tra la fine degli anni venti e il 1735, anche in considerazione del fatto che i disegni sono preparatori, oltre che per una serie di dipinti delle collezioni reali di Windsor, per alcune vedute per John IV Duca di Bedford, a cui l'artista lavorò probabilmente dal 1732 al 1735 circa.
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Antonio Canal detto Canaletto
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La facciata della chiesa di Santa Maria Formosa è descritta nel dettaglio nella cupola, dove appare l'indicazione "piombo" per la copertura; la casetta che appoggia al campanile, invece, è di un "rosso vecchio e macchiato", mentre ai piedi di questo è indicato un banco di erbariol, venditore di verdure. La cuspide del campanile, che non entrava nel foglio, è schizzata a fianco del campanile stesso, fatto che è stato interpretato (Gioseffi) quale ulteriore conferma dell'uso della camera ottica da parte di Canaletto, mentre, come evidenzia Giovanna Nepi Sirè, simili espedienti non erano ignoti anche ad altri disegnatori, come Van Dyck, che copia un soffitto di Veronese spostando un putto ai piedi della personificazione di Venezia in alto a sinistra, poiché non entrava nel foglio del suo album di schizzi italiani del 1622-23. Le due pagine formano una serie continua di schizzi con le due pagine contigue, formando forse la serie più completa e dettagliata di tutto il taccuino, raffigurante campo Santa Maria Formosa, che trova riscontro nei disegni n. 7478 e n. 7479 di Windsor e in un dipinto della Woburn Abbey.
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Antonio Canal detto Canaletto
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