GIANDOMENICO TIEPOLO

Il pittore (Venezia 1727-1804), figlio di Giambattista, collaborò con il padre per tutta la vita e, pur basandosi su moduli compositivi e coloristici molto simili, s’incamminò verso un accentuato realismo. Il suo linguaggio, dai toni malinconici e dalla vena satirica, si esprime pienamente nel 1757 quando affresca la foresteria di villa Valmarana “ai Nani” a Vicenza.
A più riprese si dedica alla decorazione della villa di famiglia a Zianigo, nei pressi di Mirano, acquistata nel 1757 e qui produce le sue opere più note oggi conservate a Ca’ Rezzonico - Museo del Settecento veneziano.

“Non vi è dubbio che Giandomenico ha voluto lasciare a Zianigo la traccia più cospicua, quasi la storia della sua vita; e la scelta del luogo, una modesta abitazione in una appartata campagna, è già significativa della sua mentalità e dei tempi in cui vive. A differenza dei pittori del Cinquecento che avevano eletto a testimonianza della loro arte le pareti di un edificio sacro, come Veronese a San Sebastiano, il Tintoretto a San Rocco […] Giandomenico preferì affidare il più significativo ricordo di sé alla casa […] che diventa una tappa della sua progressiva liberazione dall’incombente ombra paterna.” (A. Momo, M. Muraro, Ville venete nel territorio di Mirano, pag. 43)

Cristoforo Angeloni
Villa Tiepolo, 1688
Zianigo (Venezia).

L’affresco decorava il “portego”, la grande sala del piano terreno della villa. La scena presenta una piccola folla di nobili e plebei che, ritratta di spalle, attende di poter guardare attraverso l'obiettivo di una lanterna magica per scorgervi figure e scene di paesi lontani. La metafisica semplicità del paesaggio, l’assenza dei volti, l'imbonitore in piedi sullo sgabello, tutto contribuisce ad accentuare l'attesa dell’evento. Si percepisce la consapevolezza di una fine imminente e lo sbigottimento curioso per il mondo che s'annuncia: è l’avanzare del nuovo secolo.

Giandomenico Tiepolo
Il Mondo Novo, 1791
Affresco staccato
Venezia, Ca’ Rezzonico.

Giandomenico ritrae dame e cavalieri vestiti secondo la costosa moda parigina sottolineando così ironicamente gli aspetti più ridicoli e vacui dei comportamenti adottati da una borghesia ambiziosa e smaniosa di novità. La passeggiata sembra suggerirci un’uscita di scena, un commiato: la Serenissima sei anni più tardi perderà l’indipendenza.


Giandomenico Tiepolo
Minuetto in villa, 1791
Affresco staccato
Venezia, Ca’ Rezzonico.

                          

Giandomenico Tiepolo
La passeggiata, 1791
Affresco staccato
Venezia, Ca' Rezzonico.


A Zianigo i veri protagonisti della commedia umana sono i Pulcinella, astratte figure prive di individualità, che a poco a poco occupano tutte le scene e interpretano tutte le parti.
“[…] i Pulcinella rappresentando i divertimenti della vita in villa, sono insieme l’immagine della fine della civiltà veneziana e la satira delle speranze in un futuro migliore, ispirato agli ideali democratici dell’egalité e della fraternité. […] questi esseri fatui, privi di identità, si fanno burletta della vita del luogo, dei suoi costumi, delle sue ideologie, appare un terzo mondo: quello del teatro. […] Venezia è sempre stata la città dello sperimentare e insieme del teatro: non meraviglia dunque che Giandomenico abbia affidato il suo estremo messaggio a una maschera della commedia dell’arte. […] il «teatro totale» di Giambattista mascherava il vuoto con i travestimenti dei suoi eroi melodrammatici e con l’illusionistico sfondamento delle pareti e dei soffitti verso gloriosi spazi senza fondo; il teatro di Giandomenico svela crudelmente l’inganno di quel teatro. […] I suoi Pulcinella dal colore gessoso […] come i Pierrot francesi si trasformano in romantici fantasmi, […] con il loro bianco costume e il nero volto che ricordano l’origine degli inferi, si riducono a spettri.” (ibidem, pagg. 57, 58)


Giandomenico Tiepolo
Pulcinella sull’altalena, 1795
Affresco staccato
Venezia, Ca’ Rezzonico.

                 

Giandomenico Tiepolo
La partenza di Pulcinella, 1797
Affresco staccato
Venezia, Ca' Rezzonico.