Francesco Guardi
Il bacino di San Marco, San Giorgio e la Giudecca, 1774 ca.
Olio su tela, 69 x 94 cm
Venezia, Gallerie dell’Accademia.

  • Colore steso a rapidi tratti
  • Le forme sembrano perdere consistenza
  • La veduta è filtrata dalle emozioni

L’artista

Il pittore (Venezia 1712-93), a differenza di altri vedutisti, operò per tutta la vita a Venezia dove, pur prendendo avvio dalle rigorose strutture compositive del Canaletto, giunse ben presto ad una nuova concezione di veduta. Lontano dall’interesse documentario, l’artista ritrasse la città lagunare sempre con poetica emozione sviluppando quegli aspetti pittoreschie romantici che lo contraddistinsero. Gli spazi cittadini vengono dilatati o ristretti in rapporto alle esigenze emotive del pittore che restituisce quindi un’immagine di Venezia filtrata attraverso il gusto della memoria. “Non è più il paesaggio come ‘veduta esatta’, ma il paesaggio come esperienza individuale legata, non meno che al luogo, al tempo e allo stato d’animo.” (Giulio Carlo Argan)

L’opera

Il dipinto, più volte riprodotto dall’artista, fino al 1882 figurava nella collezione parigina di M. A. Febre, nel 1903 fu donato alle Gallerie dal principe Giovanni di Liechtenstein.

La composizione

L’impostazione spaziale, derivata da Canaletto, evidenzia un diverso tono sentimentale espresso nell’argenteo cielo solcato da minacciose nuvole. Sull’acqua scura della laguna, “accesa” da pochi e sapienti tocchi di giallo, scivolano lente le gondole e le barche dalle vele sfrangiate. Il pittore firma l’opera ponendo le iniziali F.G. sulla cassa in basso a destra. La stesura rapida ed essenziale non delinea i contorni delle architetture che sembrano perdere consistenza, quasi fossero corrose dall’intensa vibrazione luminosa. I suoi gondolieri, guardati da vicino, sono macchie di puro colore steso con rapidi tratti, ma allontanandosi l’illusione si ricrea e le figure si animano. L’atmosfera, carica di un silenzio introspettivo, sembra presagire l’imminente declino della millenaria Repubblica. A sinistra l’isola di San Giorgio presenta ancora il vecchio campanile crollato nel 1774; a destra la Giudecca, con la chiesa di San Giovanni Battista, successivamente distrutta, e la chiesa delle Zitelle.

Due secoli dopo Giorgio de Chirico riprenderà il soggetto alla maniera dei vedutisti.

Giorgio de Chirico
Isola di San Giorgio Maggiore, 1967.