HENRY JAMES
Il carteggio Aspern - 1888

"Rimanevo raramente in casa la sera, perché quando cercavo di occupare il tempo nel mio appartamento, la luce della lampada attirava un nugolo di malefici insetti, e per tenere le finestre chiuse faceva troppo caldo. A seconda dei casi passavo le ore della sera o sul mare – i chiari di luna veneziani sono famosi – o nella splendida piazza che serve d’anticorte alla singolare antica chiesa di San Marco. Mi sedevo davanti al caffè Florian a sorbire il gelato, ad ascoltare la musica, a chiacchierare con qualche conoscente: il viaggiatore ricorderà come l’immenso grappolo di tavolini e di seggiole si allunghi come un promontorio sul lago levigato della Piazza. La Piazza, in una sera d’estate, sotto le stelle, con tutte quelle lampade accese, tutte quelle voci e quei passi leggeri sul marmo – unico suono entro l’immenso porticato che la racchiude – è un salone all’aria aperta dove degustare una bibita rinfrescante o qualcosa di ancor più raffinato: le splendide impressioni riportate durante la giornata. […] La grande basilica, con le sue cupole basse, i suoi ricami in rilievo, il mistero dei suoi mosaici, delle sue sculture, appariva spettrale nella luce smorzata e la brezza marina spirava tra le colonne gemelle della Piazzetta, stipiti di una porta non più custodita, con delicatezza, come facendo ondeggiare un ricco tendaggio.
[…]
Non so più che cosa facessi, dove andassi dopo aver lasciato il Lido, né a che ora e con quale specie di ricomposto contegno ritornassi alla mia imbarcazione."