LA CITTÀ IDEALE
Nel Quattrocento l’umanesimo si sviluppa come civiltà prevalentemente urbana e lo studio di un luogo di convivenza civile, armonioso e attivo, appassiona pittori e architetti. Gli studi di urbanistica occupano un posto centrale nel dibattito intellettuale che si esprime nei Trattati dove viene sviluppato il tema della città ideale. Se l’uomo, come nel mondo antico, torna ad essere misura di tutte le cose così la città in cui vive si deve rapportare a lui in modo armonico. In questo clima, al gusto della scoperta si affianca la necessità di fissare regole verificabili su basi geometriche, e si assiste a una decisa ripresa dei motivi classici caratterizzati da armoniose proporzioni.
Anonimo
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Anonimo
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Queste vedute ideali, collocate al di fuori del tempo e dello spazio, sono frutto di un rigoroso progetto geometrico e si presentano come un campionario di possibili varianti architettoniche. Compaiono monumenti dell’antichità, rivisitati nel nuovo linguaggio, e palazzi dalle facciate articolate in doppi o tripli ordini, con finestre rettangolari profilate da cornici e portici che si aprono al pianterreno. La pavimentazione delle piazze è disegnata a schemi geometrici di vario colore e tutto è definito nei minimi dettagli.
Le forme del cerchio e del quadrato, in cui Vitruvio aveva inscritto la figura umana, diventano le forme ideali per la città
L’uomo quadrato
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Leonardo da Vinci
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Antonio Averlino detto Filarete
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Il disegno di Sforzinda si trova nel libro II del Trattato di Architettura, composto per Francesco Sforza, signore di Milano. La città, mai edificata, presenta un perimetro fortificato a impianto stellare, risultato di due quadrati ruotati di 45° l’uno rispetto all’altro. Sulle otto punte della stella sono collocate torri cilindriche collegate da una muratura circolare. Un ulteriore cerchio, concentrico al primo, si ripete all’interno e racchiude gli edifici della città. Le strade convergono al centro. La pianta del Filarete ispirerà la realizzazione nel Seicento della friulana Palmanova. |
Anonimo
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Veduta aerea di Palmanova. |
Nonostante i numerosi Trattati propongano ideali progetti urbanistici, nel Quattrocento non vengono effettuate soluzioni radicali, si verificano però delle trasformazioni che incidono profondamente sul tessuto urbano.
Nel 1459 papa Pio II, appartenente all’antica casata senese dei Piccolomini, incarica l’architetto Bernardo Rossellino di trasformare il suo borgo natale in una città ideale, ribattezzata con il nome di Pienza. Il progetto, che rimane incompiuto per la morte del pontefice nel 1464, si realizza nella piazza dove Rossellino rinnova gli edifici già esistenti ed edifica sullo sfondo una nuova cattedrale e accanto il palazzo Piccolomini. L’adozione di rigorosi principi geometrici nonché di elementi architettonici classici conferisce omogeneità agli edifici che riecheggiano le architetture di Leon Battista Alberti. L’architetto inoltre, per esaltare la facciata della cattedrale, traduce nello spazio reale i principi della prospettiva lineare: la piazza, dalla forma trapezoidale, ha una pavimentazione a spina di pesce percorsa da una griglia geometrica in bianco travertino che sottolinea il percorso delle ortogonali convergenti verso un unico punto di fuga.
Pianta di Pienza. |
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Veduta. |
Venezia, alla fine del Quattrocento, era definita “la città più trionfante dell’universo” e il suo ineguagliabile scenario urbano diventa un soggetto sempre più frequente in pittura.
Gentile ci restituisce esattamente l’immagine della Venezia quattrocentesca, uno dei centri europei a maggiore densità abitativa e la presenza del giovane africano rispecchia la realtà umana composita della società veneziana. La scena è affollata di personaggi, staticamente assiepati per assistere al miracoloso ritrovamento della reliquia caduta in acqua. A sinistra viene ritratta Caterina Cornaro e nel gruppo, inginocchiato a destra, la tradizione riconosce i membri della famiglia Bellini. Il pittore ritrae con precisione estrema un caratteristico angolo della città, ancora esistente e in parte riconoscibile. Nel dipinto i palazzi, dai caratteristici comignoli e dalle finestre gotiche con ante di legno, sono decorati da pitture. Un tempo l'uso di affrescare l'esterno dei palazzi era assai diffuso e l'impressione offerta dalla città doveva essere davvero stupefacente.
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Gentile Bellini
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Particolari. |