INDUSTRIE E COMMERCI

Buona parte delle entrate statali proveniva dalla vendita del sale, del grano e del legname, il cui facile accesso, facilitò la costruzione delle navi e della città stessa che poggia su foreste di tronchi. Dall’Oriente si importavano zucchero, spezie, seta, schiavi.

Gabriel Bella (1730-1799)
Banco del Giro a Rialto
Venezia, Fondazione Querini Stampalia.


Seconda banca pubblica istituita dal governo nel 1619 e preceduta dal Banco della Piazza nel 1587.


  • Rigogliosa era l’industria vetraria che, oltre alla fabbricazione di grandi vetri per finestre e di specchi, si occupava anche di lenti per occhiali.
  • Prosperavano i fabbricanti di sapone e le industrie metallurgiche grazie al buon approvvigionamento dei materiali.
  • Argentieri e orefici lavoravano alla Zecca che, nel XIII secolo, occupava un centinaio di lavoratori: la più grande concentrazione di operai prima dell’ampliamento dell’Arsenale.
  • I tessitori e i tintori erano proprietari della loro attrezzatura.
  • Nella seconda metà del ‘400 Venezia divenne il massimo centro dell’industria tipografica: il più famoso stampatore fu Aldo Manuzio.
  • L’Arsenale deriva il suo nome dalla parola araba “darsina’a” = luogo dove si costruiscono e si custodiscono le navi. Costruito nel 1104 e ingrandito nel Trecento, fungeva da deposito di armi e da cantiere navale. Si può considerare la prima fabbrica al mondo, l'esempio più importante di grande complesso produttivo a struttura accentrata dell'economia preindustriale. La sua superficie, cinta da mura, si estendeva su un'area di 46 ettari, e il numero dei lavoratori, gli Arsenalotti, raggiungeva la quota media giornaliera di 1500-2000 unità nei periodi di piena attività produttiva, con un picco di 4500-5000 iscritti al Libro delle maestranze. Nei periodi di guerra si varavano due navi al giorno e a Lepanto nel 1571 più di metà delle navi dello schieramento cristiano era di costruzione veneziana. Dante lo cita nell’Inferno quando, incontrando gironi sempre più gremiti di dannati, paragona queste scene alla processione di pellegrini a Roma per il giubileo del 1300, alle fila di un esercito in cui egli stesso aveva combattuto e agli operai ammassati nell’Arsenale di Venezia. (versi 7-15, canto XXI della Divina Commedia)


Quale nell’arzanà de’ Veneziani
Bolle l’inverno la tenace pece
A rimpalmare i legni lor non sani,
ché navigar non ponno; in quella vece
chi fa suo legno novo e chi ristoppa
le coste a quel che più viaggi fece;
chi ribatte da proda e chi da poppa;
altri fa remie altri volge sarte;
chi terzaruolo e artimon rintoppa…



Canaletto
Veduta dell’ingresso dell’Arsenale, prima del 1735
Woburn, Woburn Abbey Art Museum.

               

Pianta dell’Arsenale del XVI secolo
Venezia, Museo Correr.


Goethe in Viaggio in Italia (1786 –88) il 5 ottobre scriveva:
"Questa mattina sono stato all’Arsenale, visita abbastanza interessante per me, che sono ancora digiuno di cognizioni marinaresche, ed ho potuto imparare qui almeno i primi elementi. […] Amando osservare nei vari lavori anche gli operai, ho potuto vedere parecchie cose notevoli; e son salito anche sopra una nave da ottantaquattro cannoni la cui ossatura è già al completo. Una nave come questa rimase preda dell’incendio fino al livello dell’acqua sei mesi or sono, sulla Riva degli Schiavoni; la polveriera non era però molto piena, così che scoppiando non fece gran danno. Le case circostanti però ci rimisero tutti i vetri. Ho visto anche come si lavora il bellissimo legno di quercia che proviene dall’Istria." (pag. 77)

Lo straordinario edificio delle Corderie, dove si fabbricavano le corde e oggi utilizzato come spazio espositivo della Biennale, è lungo 316 metri ed è diviso in tre navate con 84 colonne.

Disegno.

                             

Corderie
Venezia, Arsenale.