L’integrazione e la pace sociale furono possibili per più motivi:

  • La forte identità di uno Stato consapevole dei propri limiti, ma fermo nelle questioni vitali, nonché pronto a risolvere le situazioni con senso pratico sapendo coniugare indulgenza e severità.
  • La certezza di una giustizia uguale per tutti.
  • Un gran numero di uffici e consigli, la brevità dei mandati, la non rieleggibilità immediata dei detentori, l’autonomia delle corporazioni, pur con funzioni ristrette, consentivano una larga ripartizione di onori e poteri.
  • L’approvvigionamento dei generi alimentari a basso prezzo, frutto di un fiorente commercio.
  • L’inserimento degli immigrati nel tessuto produttivo delle corporazioni e delle Scuole aggregate nel cerimoniale pubblico.
  • La liturgia pubblica riproponeva alla collettività la continuità della città-Stato attraverso le proprie tradizioni: processioni, caccia ai tori, volo della colombina, festa del Redentore e della Salute, sposalizio del mare, giovedì grasso… E l’esperienza condivisa rafforzava la solidarietà sociale.
  • Il decentramento amministrativo permetteva a tanti piccoli mondi di convivere entro un’unica realtà superiore.

“In pratica, la lunga stabilità dello stato veneziano poggiò sull’attenzione rivolta dai governanti sia agli interessi particolari sia al bene generale della loro diletta città.” (Lane 1991, pag. 319)

Immagine del volo della colombina in un incisione del ‘700



La festa del Redentore in un incisione da un dipinto di Canaletto