Jacobello del Fiore
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L’artista
Il pittore veneziano (1394 ca. – 1439) esprime in quest’opera lo spirito gotico cortese, che a Venezia prende il nome di “gotico fiorito”. Questo linguaggio si caratterizza per il vivace decorativismo e per il gusto delle linee svolazzanti che disegnano gli eleganti e aristocratici personaggi.
L’opera
La data di esecuzione, 1421, commemora la millenaria ricorrenza della mitologica fondazione di Venezia. Una famosa leggenda medievale narra, infatti, che essa sia sorta il 25 marzo 421 d.C., giorno dell’Annunciazione, a sottolineare la coincidenza tra l’Incarnazione di Cristo e la nascita divina della città. A tale proposito il Sabellico nel 1489 nelle pagine iniziali delle sue Historie Venetiane scrive:
“Dicono alcuni che dove è ora la chiesa di san Marco fu il principio della città, e tutti quasi si accordano, che tale principio fosse a XXV marzo. Per la qual cosa, se noi volemo considerare alcune opere eccellenti in cotal giorno essere state fatte, non sarà dubbio a creder che niuna cosa in quel giorno ha principio, la qual non sia grande e meravigliosa, e a perpetua gloria delle cose humane le sacre lettere affermano in quel medesimo giorno l’onnipotente Dio haver formato il nostro primo parente. Similmente che esso figliol d’Iddio fu nel ventre della Vergine concepito". (Puppi 1994, pag. 24)
Il committente
L’opera, assegnata alle Gallerie nel 1884, fu dipinta per la sala del Magistrato del Proprio che gestiva la corte civile e penale e che aveva sede in Palazzo Ducale.
La composizione
La Giustizia, dal volto severo, occupa il pannello centrale del trittico e regge gli oggetti che la identificano come una delle Virtù cardinali: la bilancia, in equilibrio perfetto, simboleggia l’imparzialità di giudizio e la capacità di soppesare ogni cosa; la spada simboleggia la forza e il potere. Incoronata come una regina è affiancata da due leoni che costituiscono i braccioli del trono su cui siede. Questi, simbolo della Divina Sapienza, più che al leone marciano fanno riferimento al trono di Salomone, il re di Israele ricordato per la sua saggezza e giustizia.
A sinistra la scritta JACOBELLUS DE / FLORE PINXIT. 1421, sebbene non originale, corrisponde alle indicazioni delle fonti.
Nel pannello di sinistra l’arcangelo Michele, il guerriero difensore della Chiesa, trafigge il drago, simbolo di Satana, mentre sorregge la bilancia con la quale pesa le anime prima del Giudizio Universale. Nel cartiglio che tiene tra le mani, invita la Giustizia a distribuire punizioni o degni premi secondo i meriti.
Nel pannello di destra l’arcangelo Gabriele porta il giglio dell’Annunciazione, simbolo di purezza, e con un gesto della mano invita la Vergine Maria a guidare gli uomini nelle tenebre.
Alle spalle della Giustizia si legge: "Eseguirò gli ammonimenti degli angeli e le parole sacre, blanda con i pii, nemica dei malvagi e superba con gli orgogliosi".
Dunque essa accoglie e porta a compimento i decreti della volontà divina, ma la consegna di Gabriele rivela che dietro la Giustizia si cela la Vergine e, in ultima analisi, Venezia stessa che ne riconosce la missione e il destino.
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La pastiglia dorataLa cornice riprende le forme della coeva architettura e, intagliata come un prezioso merletto, scandisce lo spazio. La ricercata eleganza dei personaggi è sottolineata dalle lucenti decorazioni. a rilievo. Queste sono state eseguite con la tecnica della pastiglia dorata che si otteneva mescolando pasta in gesso con polvere di marmo e colla, quindi, una volta incisa, veniva dorata e colorata. |
Iconografia di Stato
Questa rappresentazione della santa Giustizia, della quale è depositario il doge, fisserà un motivo cardine dell’iconografia di Stato veneziana e ne troviamo conferma nella facciata di Palazzo Ducale verso la piazzetta.
Disegno della facciata verso la piazzetta. |
Qui l’immagine della Giustizia, rappresentata nel tondo posto alla tredicesima colonna procedendo dall’angolo meridionale, è affiancata nell’angolo destro dall’arcangelo Gabriele e in quello sinistro dall’arcangelo Michele. Il primo, oltre ad annunciare agli uomini la salvezza, celebra la giustizia e la sapienza divina, idealmente collegata alla giustizia umana rappresentata nel sottostante gruppo scultoreo con il giudizio di Salomone recante l’iscrizione «rex sum justicie» - sono il re della giustizia. Il secondo con la spada sguainata difende gli uomini dal Tentatore ed è idealmente collegato con il sottostante gruppo che riunisce Adamo, Eva e il Serpente.
Arcangelo Gabriele. |
Anonimo scultore
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Arcangelo Michele. |
Il rilievo del Giudizio di Salomone, posto sullo spigolo presso la Porta della Carta, congiunge idealmente l’edificio dogale alla sua chiesa e questa unione suggerisce l’immagine del Templum e palatium Salomonis con il quale spesso si designa la città di Gerusalemme così descritta nel libro dei Salmi: «[…] la città divina, la città del gran Re è la gioia di tutta la terra» (48, 2).
Venezia, avvalorando il mito della sua fondazione per volere divino, ambisce al ruolo di nuova Gerusalemme e, data la sua “verginità”, si prefigura un destino diverso da quello di ogni altra città dove la rivolta fratricida può avere il sopravvento. "L’edificazione della prima città, che coinvolge la sorte di tutte le altre città costruite per mano d’uomo, è conseguenza di un atto sacrilego di ribellione e di un gesto omicida (compiuto dal “maligno” Caino nei confronti del “giusto” Abele) e pertanto inseparabile dalla maledizione di Dio". (Puppi 1994, pag. 29)
Appare quindi evidente il messaggio iconografico che, oltre a sottolineare l’identificazione di Venezia con la Giustizia, pone anche in evidenza il parallelo tra Venezia e Gerusalemme nonché tra il Doge e Re Salomone. “La Dominante, trionfante e aristocratica, rassicura dunque le potenze del mondo alle quali non muoverà «guerra iniusta» […]”. (Concina 1995, pag. 99)
Hierosolima, XV sec.
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Anonimo miniatore
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L’arcangelo Raffaele, che accompagna il piccolo Tobia nel lungo e avventuroso viaggio della vita, è posto sull’angolo che si affaccia al mare, a proteggere simbolicamente le navi in partenza.
La Venezia “giusta” «Sentada, indorada, con la spada et le balanze in mano» spiccava anche sulla prua del Bucintoro.
Arcangelo Raffaele. |
Intagliatore veneziano
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