HENRY JAMES
Il carteggio Aspern - 1888
"Rammento soltanto d’essermi trovato nel pomeriggio, nell’aria infocata del tramonto, davanti alla chiesa dei Santi Giovanni e Paolo in contemplazione del piccolo volto dalla mascella quadra di Bartolomeo Colleoni, il terribile condottiero che siede così risoluto in sella al suo enorme cavallo di bronzo, sopra l’alto piedistallo su cui lo mantiene la gratitudine dei Veneziani. […]
Non so perché in tale circostanza mi avvenne di rimanere più che mai colpito da quella strana atmosfera di affabilità, di parentela, di vita di famiglia che costituisce per metà il tono di Venezia. Così senza strade, senza veicoli, senza strepito di ruote o impetuosità di cavalli, con le sue calli tortuose dove si formano capannelli di persone, dove le voci risuonano come nei corridoi di una casa, dove il passato umano si posa come ad evitar gli spigoli del mobilio e le scarpe non si consumano mai, la città ha il carattere di un immenso appartamento collettivo, di cui Piazza San Marco sia l’angolo più adorno, e per il resto palazzi e chiese abbiano la funzione di grandi sofà da riposo, di tavoli da ritrovo, di strutture decorative. E, in certo modo, questo splendido domicilio comune così familiare, così domestico e sonoro, assomiglia anche a un teatro in cui gli attori stacchettino sui ponti e, in disordinate processioni, passeggino svelti lungo le Fondamenta. Per lo spettatore che sta seduto in gondola, i marciapiedi che qui e là costeggiano i canali, presentandosi a livello del suo occhio, assumono l’importanza di un palcoscenico sul quale le figure veneziane, che si muovono su e giù contro gli sgualciti fondali delle loro casupole da commedia, fanno l’effetto di un’innumerevole compagnia di comici."