PALAZZO DUCALE
Dell’originaria costruzione bizantina fondata nel IX secolo, una roccaforte quadrata con torri ai lati, nulla più sopravvive. Il palazzo, dalla fine del Duecento, fu continuamente rimaneggiato sia per soddisfare le esigenze della Serenissima, che nel 1340 decise di ingrandire la sala del Maggior Consiglio, sia per i numerosi incendi che lo devastarono (1483, 1574, 1577). Tra il 1424 e il 1427 venne ingrandito fino a congiungersi con il fianco della basilica. Capitelli e rilievi rispecchiano i periodi di costruzione e quindi trecenteschi sono quelli verso il molo e quattrocenteschi quelli verso la piazzetta. La linea di congiunzione tra i due corpi è rilevabile nel loggiato superiore, dove uno dei trafori lobati è stato chiuso, sostituendovi l'immagine della Giustizia.
“Unificando la residenza ducale e gli antichi annessi in un imponente complesso quadrilatero, affine a un castello principesco con cortile centrale, e uniformando stilisticamente la stessa decorazione, il palazzo amplificava con estrema assertività formale l’immagine dello stato veneto attraverso la sede delle sue massime istituzioni”. (Concina 1995, pag. 97)
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Nella sua struttura generale a porticato terreno, con loggiato superiore e coronamento a merlature, riprende lo schema dell'architettura veneto-bizantina ispirata all'Oriente differenziandosi così dalla tradizionale tecnica costruttiva dei palazzi pubblici dell’epoca.
Palazzo della Signoria
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Palazzo Pubblico
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Palazzo della Ragione di Padova
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L’edificio, sovvertendo i consueti equilibri, si presenta come un immagine magicamente ribaltata dove il vuoto del doppio porticato sostiene la mole compatta del piano superiore. La luminosità della vasta superficie parietale, impreziosita da motivi geometrici ottenuti accostando il bianco della pietra d’Istria con il rosso del marmo di Verona, contrasta con le ombre che si addensano tra portici e logge, creando suggestivi effetti chiaroscurali. Quegli intrecci geometrici, quell'aereo traforo marmoreo a forma di quadrifoglio diverranno, oltre che simbolo della Venezia gotica, anche modello per l'edilizia civile.
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All'inizio del 1400, per dare fama e onore allo stato e alla città, si inizia il monumentale balcone che si affaccia dalla sala del Maggior Consiglio verso il mare. Qui, Pierpaolo di Jacobello delle Masegne, dopo aver inquadrato con una coppia di colonnine binate l'ampio finestrone archiacuto, già aperto, lo rinserra fra due coppie di altissimi pileri che, articolati da edicole con statue di santi e di virtù, si elevano fin oltre il coronamento della facciata. Nel riquadro parietale al di sopra dell'oculo colloca l'immagine del doge genuflesso al cospetto del leone marciano, in segno di sottomissione all'autorità delle leggi. E, infine, corona la composizione con un alto baldacchino lapideo nelle cui nicchie stanno san Marco, protettore della città, e i santi Pietro e Paolo, governo e pensiero della cristianità. I santi che affiancano l'ampio poggiolo di marmo rosso veronese sono Giorgio e Teodoro, l'uno guerriero l'altro bizantino, la cui devozione assai popolare in Venezia si rinvigorirà nel Quattrocento. Le virtù, cardinali e teologali, accompagnano il governo del principe. Ecco come la "finestra granda indorada" rivela il suo significato: Venezia muro di fede contro i Turchi e gli infedeli, Venezia in cui le leggi sono sovrane. Non per caso il policromo e prezioso apparato del balcone si affaccia al bacino: il messaggio di autorità e di sacralità è rivolto alla piazza "da mar", là dove le colonne di Marco e Teodoro annunciano l'approdo alla trionfante città. |
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Gaspard van Wittel
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La Porta della Carta, commissionata dal doge Foscari, appare ispirata al balcone del Maggior Consiglio. Splendido esempio di gotico fiorito, fu realizzata dopo il 1438 da Giovanni e Bartolomeo Bon, entrambi scultori e architetti. Lo scenografico accesso al palazzo, che inquadra la scala maggiore, fungerà da fondale alle solenni uscite del doge la cui immagine, inginocchiata al cospetto del leone marciano, campeggia sull’architrave. L’apparato scultoreo presenta le virtù – Temperanza, Carità, Fortezza, Fede – poste nelle nicchie, il busto di san Marco e, a coronamento, la Giustizia che originariamente si innalzava nel cielo. |
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