Bonifacio de’ Pitati
Padre Eterno e piazza San Marco, 1543-44
Olio su tela, 188 x 132 cm
Venezia, Gallerie dell’Accademia.

  • Veduta urbana a volo d’uccello
  • Dettagliata descrizione della vita quotidiana
  • Messaggio simbolico
L’artista

Il pittore (Verona 1487 ca. – Venezia 1553) si mostrò sensibile alle suggestioni del gusto scenografico ed ambientò le proprie composizioni in vere e proprie scene di vita veneziana, mediante artificiosi scenari architettonici di ascendenza teatrale, coniugandoli con motivi paesaggistici propri della tradizione veneta.
“La pittura di Bonifacio si differenzia da quella degli altri grandi protagonisti dell’arte veneziana del primo Cinquecento per una sua particolare musicalità coloristica, calda e dolce, giocata sul tonalismo e sul fluido accostamento delle masse colorate intrise di luce.” (Pedrocco 2001, pag.13)

L’opera

Il dipinto era composto di due comparti laterali raffiguranti l’Angelo annunciante e l’Annunciata, tuttora alle Gallerie, e ornava il Magistrato della Camera degli Imprestidi che aveva sede nel Palazzo dei Camerlenghi a Rialto.
Trasportato a Vienna nel 1818, rientrò in Italia nel 1919.

Il committente

L’opera fu forse commissionata da un gruppo di magistrati usciti di carica tra gennaio e dicembre del 1544.

La composizione

La scenografica rappresentazione a volo d’uccello offre una dettagliata veduta della piazza dove la vita si svolge serena nonostante le minacciose nubi che la sovrastano. La “divina” città è protetta dall’Eterno che si preoccupa di scacciare l’incombente pericolo. Il pittore, collocando la casa della Vergine Maria nell’area marciana, riprende e sottolinea la leggenda della fondazione di Venezia voluta il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione. Come un “moderno” vedutista, l’artista descrive momenti di vita quotidiana e la piazza si anima di personaggi che vi si incontrano o vi svolgono attività varie. Osserviamo i postulanti davanti alla Porta della Carta, un gruppo di saltimbanchi vicino al campanile con la Loggetta già ultimata, i portabagagli e, in primo piano a sinistra, la bottega di pellicciai. L’evento miracoloso non interferisce con lo scorrere della vita cittadina.



L'edificio

Il palazzo in bianca pietra d’Istria raccoglieva in sé tre funzioni preesistenti: prigione, loggia mercantile e sede dei tesorieri della Serenissima. Esso si pone come simbolica conclusione del ripristino dell’area realtina dopo il grande incendio del 1514.

Antonio Abbondi detto Scarpagnino
Palazzo dei Camerlenghi, 1525-28.