L’ARCHITETTURA DEL PRIMO RINASCIMENTO A VENEZIA
Venezia fu la città italiana che oppose maggiore resistenza all'introduzione del linguaggio toscano e il tenace attaccamento alla tradizione da parte del governo fece sì che gli innesti rinascimentali si compissero molto lentamente. Bisogna comunque sottolineare la particolarità di questa città che sorge dall'acqua e che non può espandersi oltre i limiti delle sue fondamenta insulari. Qualsiasi struttura edilizia deve necessariamente inserirsi in un contesto già ingombro di edifici. Il rapporto con l'esistente era dunque un problema fondamentale. A questo si univano due fattori tipicamente veneziani: l'importanza del colore e la diversa impostazione prospettica. L’effetto dell'acqua raccorcia e ingrandisce moltiplicando l'illusione ottica e conferendo alla città quell’aspetto scenografico e teatrale tanto diverso dalle solide proporzioni ricercate dagli architetti toscani che, attraverso rigorosi rapporti matematici, aspiravano all'armonia e alla bellezza ideale.
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Mauro Codussi
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Codussi fu il primo architetto a portare nella Serenissima un linguaggio ispirato ai concetti di bellezza espressi dall’Alberti e a svincolare la pratica architettonica dal decorativismo. La chiesa che si affaccia al mare è la prima costruzione rinascimentale a Venezia e tipicamente veneziana è la facciata tripartita con contrafforti e timpano curvilinei, ma nuovo è il vocabolario adottato. Principi matematici regolano forme e volumi che, uniti da precise proporzioni, raggiungono un equilibrio perfetto. Fondamentale è l'unitarietà del progetto in cui ogni singolo elemento non potrebbe esistere indipendente dal tutto. I levigati conci in pietra d'Istria, le cornici sporgenti e gli ornamenti a conchiglia decorano plasticamente la facciata che, nel suo nitore privo di preziosismi, risplende sulla laguna. Così “elementare” la chiesa costituiva una novità rivoluzionaria rispetto al gusto sovraccarico dei veneziani. |
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Mauro Codussi
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Nella facciata del maestoso palazzo è leggibile l'intento di conseguire una regolarità rinascimentale, ispirata all’albertiano Palazzo Rucellai, senza rinunciare alle caratteristiche dell'architettura veneziana: la leggerezza e la prevalenza dei vuoti sui pieni. Mentre Alberti aveva delineato un raffinato gioco di rapporti lineari in superficie, Codussi moltiplica le finestre e accentua la plasticità dei volumi sottolineata dal contrasto delle ombre e delle luci. Agli inizi del ‘500 era l'edificio più classico di Venezia e il più grande palazzo privato. |
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Pietro Lombardo
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La chiesa, scrigno intarsiato di marmi policromi, sembra costruita da un pittore più che da un architetto, tale è l'importanza del colore sugli elementi architettonici. Questa si erge libera su tutti i lati, raro privilegio in una città come Venezia, in cui, eccettuata San Marco, nessuna chiesa gode di una posizione particolare, nessuna sorge alla fine di un viale o al centro di una piazza. L'architetto esaltò questa particolarità, non dimenticando il vantaggio costituito dallo specchio d'acqua, e conferì quasi la stessa importanza a tutti i lati dell’edificio. Il sistema decorativo riveste l’intera struttura di marmi policromi scelti, tagliati, posati e intarsiati con grande perizia e fantasia. Il prospetto, racchiuso e incoronato dal grande frontone semicircolare tipicamente veneziano, è caratterizzato dal rosone centrale, attorno cui girano rotelle marmoree alternate ad aperture. La chiesa non si riflette mai chiaramente nell'acqua ma da essa pare uscire con i capitelli ionici volutamente allungati e deformati. Anche l'interno risponde a questa suprema eleganza di colore e di decorazione. |
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Pietro Lombardo
Il palazzo, rivestito di marmi policromi, presenta una decorazione a cerchi inseriti in ruote di marmo bianco: una testimonianza di continuità con il passato veneto-bizantino di cui un sicuro riferimento è la basilica di San Marco. |