LO STATO
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Gabriel Bella (1730-1799)
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Sin dai tempi più antichi Venezia non ammise mai il culto dell’individualità e il governo non fu mai affare di pochi, questo la rende un caso unico in Italia e in Europa.
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- Il Doge godeva di prerogative regali di derivazione bizantina: a lui spettava la nomina del clero della basilica marciana che fino a Napoleone fu cappella ducale, in tal modo, proprio come il basileus di Bisanzio, egli si considerava il tredicesimo apostolo. Era tuttavia un re senza corte, né residenza propria, né dava origine ad una dinastia. La Repubblica non ha mai dedicato statue ad un solo doge, ha riservato tale onore unicamente a pochi condottieri.
- Il Maggior Consiglio eleggeva sia i componenti degli altri consigli e di molte Magistrature sia il doge, unico magistrato vitalizio, che presiedeva a tutti i consigli.
- Il Minor Consiglio era composto da 6 membri, uno per sestiere, che accompagnavano il doge ovunque per dargli consiglio e per vigilare sulla correttezza costituzionale e politica delle sue azioni.
- Il Senato, composto di 60 membri duplicati poi in 120, formava un’assemblea più agile rispetto all’affollato Maggior Consiglio.
- La Quarantia, triplicata in tre assemblee di 40 membri, fungeva da suprema corte di giustizia.
- Il Consiglio dei Dieci, nato nel 1310, aveva la funzione di reprimere le congiure e garantire la sicurezza dello Stato.
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Gabriel Bella (1730-1799)
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Le attività esecutive erano affidate alle Magistrature suddivise in: officia de intus che si occupavano dell’amministrazione dei territori veneziani e avevano sede a San Marco, centro del potere politico; officia de foris che trattavano affari e commerci con i paesi esteri e avevano sede a Rialto, cuore pulsante dell’economia. |
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Gabriel Bella (1730-1799)
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Per evitare abusi di potere si distribuirono le funzioni in modo tale che nessuno potesse sfuggire al controllo degli altri, né prevaricare sugli altri e che ogni mancanza ai doveri pubblici venisse punita severamente. Lo stesso doge Marino Falier venne decapitato nel 1355 quando si scoprì che tramava contro lo Stato per trasformare Venezia in una signoria. |
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Gabriel Bella (1730-1799)
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La gestione assembleare degli affari caratterizza Venezia come la prima repubblica parlamentare. “Se non raggiunge la perfezione, rappresenta perlomeno uno dei migliori risultati conseguiti da una collettività nel tentativo di darsi una costituzione equilibrata e durevole” dove si evidenzia “[…] la superiorità della collettività sull’individualità, del pubblico sul particolare. […] Acutamente, uno studioso, R. Guerdan, ha scritto che il motto della Serenissima avrebbe potuto essere quello della repubblica francese con una sola rettifica centrale: Liberté, Legalité, Fraternité […]” . (Zorzi 2005, pagg 23, 60, 101) |
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Gabriel Bella (1730-1799)
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Pur professando un cattolicesimo ortodosso, la città è affollata di chiese e la vita sociale era permeata di religiosità. Venezia mantenne con determinazione la propria indipendenza dalla Chiesa e, al di là dei tanti contrasti con il Papato, questa autonomia le permise di raggiungere un insolito grado di tolleranza religiosa e di apertura al libero pensiero, tanto che per secoli fu chiamata a mediare tra le potenze cristiane e musulmane. Inoltre ne giovarono i commerci e le relazioni diplomatiche: Latini, Greci, Arabi, mercanti di ogni nazionalità e religione erano i benvenuti e gli Ebrei, riuniti dal 1516 nel primo ghetto della storia, vivevano in condizioni migliori che altrove. |