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Paolo Veronese
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L’artista
Paolo Caliari, detto Veronese (Verona 1528 – Venezia 1588), diventa con Tinoretto “pittore di Stato” in una Repubblica dove la committenza è soprattutto pubblica e quindi rivolta all’intera cittadinanza. Egli risponde alla concitazione drammatica di Tintoretto con uno stile narrativo festoso ed elegante, dai colori squillanti come lacche e straordinariamente luminosi. Il pittore infatti elimina dalla sua tavolozza il bianco e il nero, considerati non colori, e accosta i colori complementari che per giustapposizione si esaltano a vicenda.
L’opera
Il formato mistilineo, dato il taglio di molti particolari, potrebbe non essere originale
Il dipinto soddisfa pienamente le esigenze autocelebrative dello Stato che, nell’ultimo quarto del Cinquecento, come non mai vuole promuovere l’immagine ideale di una nazione in grado di salvaguardare i propri domini e di competere con le grandi monarchie europee. ”D’altronde, la proliferazione di rappresentazioni simboliche e allegoriche era da secoli uno degli strumenti di autoconservazione maggiormente sfruttati dal ceto dirigente aristocratico lagunare. […] le narrazioni storiografiche traboccano di evocazioni idealizzanti mirate a fare di Venezia una santa repubblica predestinata a diffondere e proteggere il verbo cristiano.” (G. Tagliaferro, Veronese, la pittura profana, pag. 38)
Il committente
Fino al 1792, il dipinto decorava il soffitto del Magistrato alle Biade, ufficio preposto all’importazione, stoccaggio e vendita del grano, con sede in Palazzo Ducale. Verso il 1895 la tela venne assegnata alle Gallerie.
La composizione
Venezia, personificata da una bella giovane donna lussuosamente abbigliata e ingioiellata il cui volto è colto in controluce, siede sul trono dogale reggendo nella mano destra il bastone del comando. La virginale figura campeggia elegantemente nell’arioso cielo e ai suoi piedi è accucciato il leone, simbolo dell’evangelista Marco e quindi dello Stato stesso. Sulla gradinata sono rappresentate le figure mitologiche di Ercole e di Cerere. L’eroe, simbolo di forza fisica e di coraggio, è riconoscibile per la clava e la pelle di leone che veste il muscoloso corpo. Cerere, dea della terra e dell’agricoltura, offre a Venezia un fascio di grano, simbolo di abbondanza e di buon governo. Le figure sono disposte in un sapiente gioco prospettico e i corpi, splendidamente torniti ed esaltati dalla luce proveniente dal basso, risplendono di colore.
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La personificazione di VeneziaIl pittore aveva già affrontato questo tema per il soffitto della sala del Consiglio dei Dieci e lo proporrà anche in seguito. Qui l’Olimpo concede doni preziosi alla bellissima Venezia che, vestita con gli abiti dell’epoca, è seduta su un globo, allusivo del dominio sul mondo, e al suo fianco è accucciato il leone marciano. Giunone dall’alto fa piovere sia le insegne del potere, quali la corona, il corno dogale, il serto d’alloro, sia gioielli e denari, a sottolineare la potenza economica dello Stato.
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Veronese
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A seguito del rogo scoppiato a Palazzo Ducale nel 1574, Veronese riceve l’incarico di decorare il soffitto della sala del Collegio dove la Signoria accoglieva i sudditi e gli ambasciatori stranieri.
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Veronese
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Dopo un secondo incendio, che nel 1577 devastò la sala del Maggior Consiglio e quella dello Scrutinio, al pittore viene affidata l’esecuzione del dipinto posto sopra il trono dogale. L’impianto allegorico illustra, in una grandiosa e teatrale architettura, la felicità universale dettata dal governo pacifico della Repubblica, garante di libertà e benessere.
Venezia, circondata dalle divinità dell’Olimpo, riceve dalla Vittoria la corona come premio per le sue azioni in difesa della fede cristiana e siede tra due colonne che ne simboleggiano la stabilità e l’inviolabilità. Dalla balconata si affacciano prelati, dame elegantissime e nobiluomini; nella parte inferiore trovano posto il popolo e i soldati.
Veronese
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Particolare. |
Due secoli dopo Giambattista Tiepolo riprenderà le fastose rappresentazioni della produzione veronesiana e rappresenterà la sua città personificata da una splendida dama.
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Giambattista Tiepolo
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