GALILEO GALILEI      

 

Frontespizione del Saggiatore

 

 

Galileo a quarant'anni

 

Telescopio di Galileo / ingrandisci immagine

Cannocchiale di Galileo

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1609 Galileo si interessa al telescopio, un nuovo strumento costruito in Olanda, che permetteva di fare osservazioni astronomiche fino a quel momento compiute ad occhio nudo.


"Prima di tutto mi procurai un tubo di piombo, alle cui estremità adattai due lenti, entrambe piane da un lato, dall’altro invece una convessa e l’altra concava; accostando poi l’occhio alla concava, scorsi gli oggetti abbastanza grandi e vicini; essi apparivano infatti tre volte più vicini e nove volte più grandi di quanto venivano guardati ad occhio nudo. In seguito me ne preparai un altro più accurato, che mostrava gli oggetti ingranditi più di sessanta volte. Infine, sono arrivato al punto di costruirmi uno strumento così eccellente, che le cose vedute per suo mezzo appaiono quasi mille volte più grandi e oltre trenta volte più vicine che se le si guardano al naturale." G. Galilei  

 

Dopo avergli apportato dei miglioramenti ne presenta al Senato di Venezia un esemplare: il perspicillum.

A Padova, con il nuovo strumento, Galileo compie osservazioni raccolte nel Sidereus Nuncius pubblicato nel marzo 1610.

Dicembre 1609

La sicurezza con cui Galileo interpretò le ombreggiature nelle immagini telescopiche forse gli derivò dall’essere un pittore dilettante (Panofsky, 1954). Egli affermava che illuminando un oggetto tridimensionale se ne percepisce il rilievo attraverso le parti in ombra e lo scriveva all’amico pittore Ludovico Cigoli in una lettera del 26 giugno 1612: “Conosciamo dunque la profondità, non come oggetto della vista, per sé et assolutamente, ma per accidente rispetto al chiaro et allo scuro”. Sosteneva che se si fossero dipinte con una vernice scura le parti illuminate di una statua si sarebbe completamente soppressa la percezione del rilievo.

“Indubbiamente quello che Galileo vide puntando il telescopio sulla Luna fu influenzato dal suo cervello e dalle sue conoscenze nel campo dell’arte. È significativo che le osservazioni astronomiche di Galileo e la loro interpretazione, che diedero origine ad una svolta epocale, nelle conoscenze dell’uomo, furono rese possibili dall’incontro delle due culture, umanistica e scientifica, in un uomo di grande ingegno.” L. Maffei, A. Fiorentini, Arte e cervello, p. 33  

7 gennaio 1610 

Questa conclusione, avvallando la teoria copernicana, dimostra che la terra gira intorno al sole e non l’incontrario. Ciò cambia totalmente prospettiva: l’uomo non sarà più al centro dell’universo.

 

 

 

 

Leggi osservazioni della classe dopo l'uscita didattica all'osservatorio astronomico
    VISITA  ALL’OSSERVATORIO  ASTRONOMICO  DI  SANTA  MARIA  DI  SALA  (Padova)  -  15 aprile 2005

Il cielo stellato che belle emozioni può dare: gioia, serenità, la voglia di essere liberi e di viaggiare tra le stelle dell’universo; ma queste sono sensazioni che si possono provare solo stando con il naso all’insù ad ammirare la maestosa potenza che sprigiona il cielo. Ma abbiamo mai pensato di provare a capire cosa veramente  accade nello spazio?

A questo proposito l’insegnate di fisica ha organizzato per noi, studenti della classe 2AS, un’uscita didattica all’osservatorio astronomico di Santa Maria di Sala, in provincia di Padova. La struttura è sede dell’associazione di astrofili che porta il prestigioso nome di Galileo Galilei. Dalla introduttiva presentazione teorico-tecnica da parte del presidente stesso abbiamo potuto anche capire la distinzione molto importante tra astrologi, astronomi e astrofili. Questi ultimi (astrofili = amici delle stelle) non fanno dell’astronomia un lavoro ma “più semplicemente” una passione; una passione così forte che è capace di tener svegli per notti intere d’inverno per cercare di catturare il momento giusto quando il cielo, ormai sgombro da polveri, nubi e foschia dà il meglio si sé, creando uno spettacolo così impressionante da restare sbalorditi.

Gli strumenti usati per fissare stelle e pianeti sono dei telescopi che, con lenti e specchi interni, fanno convergere la luce e ingrandiscono moltissimo l’immagine che poi, attraverso un oculare, si può osservare direttamente. Quelli che abbiamo potuto sperimentare noi sono del tipo Newton-Cassegrain.

Riconoscendo costellazioni e singole stelle, Giove, Venere, Saturno e la Luna ci siamo resi conto che guardare filmati o foto non è niente a confronto che vedere con i propri occhi perché mandano, insieme alla luce, anche emozioni; soprattutto si rimane stupefatti di come il nostro occhio percorra la distanza che ci separa e di come viaggi persino nel tempo, dato che ora li vediamo, quei pianeti, com’erano quando la loro luce è partita. È come entrare in un’altra dimensione.

Ricordando Galileo che a Padova puntava il suo cannocchiale verso la volta celeste, gli astrofili che ci hanno fatto da guida ci hanno spiegato anche che fino a qualche anno fa si fissavano le immagini usando una macchina fotografica, scattando moltissime immagini. Ora si utilizza una web-cam con la quale si ottiene un filmato, che varia dai 15 ai 50 secondi, che una volta scaricato nel computer grazie ad uno speciale programma ci offre molti fotogrammi sovrapposti che ci restituiscono immagini nitide e stupende, con minor fatica e minor tempo. Il tutto, ovviamente, richiede notevoli abilità e conoscenze tecniche e scientifiche, che si sono evolute moltissimo dai tempi di Galileo ma che sono a lui debitrici, soprattutto per l’approccio sperimentale e per la curiosità che porta sempre a migliorare e a scoprire soluzioni diverse.    2AS


mappa  su