NEOPLATONISMO

 

Firenze, nella seconda metà del Quattrocento, viveva della potenza di Lorenzo de' Medici detto il Magnifico. Egli fu, oltre che un abile politico, un colto umanista che riunì attorno a sé una brillante corte di letterati, artisti, poeti e scienziati che si trovavano nell'Accademia platonica di Careggi, fondata nel 1463 e guidata da Marsilio Ficino. Il principe incrementava così il proprio prestigio e selezionava al contempo un personale politico di alto livello e affidabilità. La corte signorile favorì una ricerca e una produzione artistica che richiedevano un pubblico intellettualmente colto, esclusivo, privilegiato. Per  i neoplatonici l'anima può ricongiungersi a Dio, da cui è stata creata, attraverso l'estasi mistica: la bellezza esteriore riflette quella interiore. Gli artisti dunque perseguivano un ideale formale di perfezione.

Nelle opere di questo periodo l' Età Antica era vista come un'età di sogno, un mito lontano e felice, da contemplare con toni a volte sensuali, a volte malinconici.

 


 

PLATONE

Platone fonda nel 387 ca. l'Academia che domina la scena culturale di Atene, centro intellettuale della Grecia. Secondo il suo pensiero la realtà si divide in due parti. Una è rappresentata dal mondo sensibile, di cui possiamo ottenere una conoscenza approssimativa e incompleta usando i nostri cinque sensi. Nel mondo sensibile nulla è: esiste soltanto una massa di cose che nascono e muoiono. L'altra parte è costituita dal mondo delle idee, eterne e immutabili, di cui possiamo raggiungere una sicura conoscenza usando la ragione. Il mondo delle idee non può essere conosciuto attraverso i sensi.

Secondo Platone anche l'uomo è formato di due parti: un corpo che "scorre", indissolubilmente legato al mondo sensibile e un'anima immortale, dimora della ragione. L'anima, non costituita di materia, può guardare il mondo delle idee. Per Platone l'anima prima di dimorare in un corpo, era nel mondo delle idee. Tuttavia, una volta nel corpo umano, essa dimentica di aver conosciuto le idee perfette. Ne compare solo un debole ricordo mano a mano che l'uomo scopre le forme presenti in natura, sempre imperfette. Nasce allora nell'anima il desiderio di tornare alla sua vera dimora. Platone chiama questo desiderio Eros, amore. Sulle ali dell'amore l'anima vuole volare "a casa", nel mondo delle idee, liberandosi così dalla prigione del corpo.

Amore è quindi desiderio di bellezza e di bene, è la condizione umana che aspira alla felicità che non possiede. Amore è il passaggio dal mondo sensibile-terreno a quello intellegibile-spirituale; Amore è il passaggio dall'ignoranza alla scienza.

"Dapprima si ama la bellezza sensibile di un corpo, poi si scopre che la bellezza è nell'anima."

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