La Biennale contro il revisionismo

The Evidence Room è il lavoro proposto da Anne Bordeleau, Sascha Hastings, Donald McKay e Robert Jan van Pelt alla 15. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia curata da Alejandro Aravena.
Nel 2000, una causa per diffamazione portata avanti presso la Royal Courts of Justice di Londra, Inghilterra ha messo in crisi la falsa asserzione presentata da uno storico revisionista e negazionista dell’Olocausto, il quale sosteneva che non ci fossero state camere a gas ad Auschwitz e che, pertanto, l’Olocausto non fosse accaduto.

[expand title=”Leggi di più”]Punto centrale in questo procedimento furono le interpretazioni forensi delle prove architettoniche di Auschwitz e la precisa testimonianza di Robert Jan van Pelt, professore di architettura presso l’Università di Waterloo in Canada. La sua interpretazione e testimonianza circa la progettazione ed il funzionamento di questi edifici come uno strumento di sterminio è stato il contributo principale per vincere la causa ed affermare la verità sull’Olocausto – il crimine che definisce il ventesimo secolo.
La relazione di van Pelt – pubblicata come The Case for Auschwitz – è diventata una delle fonti di ispirazione per una nuova disciplina situata nell’intersezione tra architettura, tecnologia, storia, legge, e diritti umani: l’architettura forense. Su invito di Alejandro Aravena, van Pelt ha lavorato insieme ai professori Anne Bordeleau e Donald McKay, al produttore artistico Sascha Hastings e a un team di studenti e consulenti della Università di Waterloo – School of Architecture (Canada) per presentare questo materiale nell’installazione che prende il nome di The Evidence Room.
The Evidence Room è costituita da riproduzioni a grandezza naturale e modelli degli elementi architettonici (una colonna per il gas e uno sportello a tenuta stagna – entrambi per l’introduzione dello Zyklon-B nelle camere a gas – una porta a tenuta stagna, copie dei progetti, lettere degli architetti, fatture delle imprese e fotografie). Nel loro insieme, queste prove concrete confermano le testimonianze del dopoguerra da parte sia dei sopravvissuti che dei carnefici e dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, che Auschwitz era una fabbrica volutamente progettata per la morte, dotata di camere a gas di grandi dimensioni e inceneritori di massa, nelle quali oltre un milione di persone, il 90 per cento dei quali erano ebrei, sono stati assassinati.
The Evidence Room offre una sintesi concreta di un corpo esaustivo di lavoro: essa richiama l’attenzione verso il più grande crimine mai commesso dagli architetti. L’installazione sarà visitabile dal 28 maggio al 27 Novembre 2016 nel Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale. [/expand]