RELIQUIARI
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Ugolino di Vieri
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Duomo di Orvieto
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Nel Trecento si verificò il trionfo delle “arti minori” e i prodotti di lusso trovarono una nuova committenza nella borghesia mercantile che si affiancò a principi, aristocratici e religiosi.
Nella produzione orafa erano di gran moda i reliquiari che fungevano da altari portatili. Erano decorati con filigrane, smalti e pietre preziose il cui colore poteva alludere alle virtù dei santi raffigurati: il rosso dei rubini evocava il sangue versato dai martiri; il candore delle perle rimandava alla purezza. Tali straordinarie opere richiedevano l’intervento dei migliori artefici che dovevano conoscere le varie tecniche necessarie all’esecuzione: dal disegno del progetto, spesso opera di architetti, scultori e pittori, alla modellatura, cesellatura, intaglio, traforo.
Spesso le loro forme riprendevano quelle delle cattedrali al punto da sembrarne i modellini preziosi.
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Le trentadue scene, raffiguranti le Storie del Corporale e della Passione di Cristo, sono realizzate a smalto traslucido, vi predominano le tonalità del blu che fanno da sfondo alle figure dipinte. |
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Reliquiario del Corporale
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