Convento della Carità oggi Gallerie dell’AccademiaNel 1561 Palladio presentò ai Canonici Lateranensi il modello per il loro monastero; l’ambizioso progetto fu parzialmente realizzato e in parte distrutto da un incendio nel 1630. L’architetto, basandosi unicamente sul testo di Vitruvio, ricostruì la domus romana, con un atrio scoperto e un peristilio a tre ordini di arcate. Nei Quattro Libri dirà: «Ho cercato di assimigliar questa casa a quelle de gli Antichi: e però vi ho fatto l’Atrio Corinthio…».
Canaletto, nella veduta commissionatagli dal console inglese a Venezia Joesph Smith, non riprende l’edificio quale era alla metà del Settecento, ma, ricorrendo alla consultazione dei Quattro Libri, rappresenta quanto poteva ammirarsi del progetto originario. |
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Andrea Palladio
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Giovanni Antonio Canal detto Canaletto
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Andrea Palladio
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L’elegante scala ovata, sviluppata in un vano apposito, fu una novità clamorosa a Venezia dove, solo da pochi decenni, si era abbandonata la tradizione delle scale esterne.
Palladio, quando realizzò la fuga di lastre marmoree a sbalzo, dovette sentirsi di nuovo scultore: i gradini e i pianerottoli trapezoidali, pesantissimi monoliti, si incastrano nel muro come se nascessero senza fatica. Le nicchie, che dovevano accogliere statue come previsto in altre parti dell’edificio, alleggeriscono le pareti e forse, proprio per diminuire la consistenza e il peso della muratura, l’architetto ne sovrappose due ravvicinate dove la scala si conclude. «Non è nient’altro che una scala a chiocciola, ma non ci si stanca mai di salire e scendere» scriverà Goethe nel suo Viaggio in Italia. |
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Andrea Palladio
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Planimetria del tablino e della scala ovata. (G. D’Agaro, V. Pelzel, 1965) |
«La figura chiave per i rapporti di Palladio con la Francia fu Marcantonio Barbaro. Egli forse gli fornì i disegni della scala a doppia ellisse del castello di Chambord, che compare trasformata nei Quattro Libri, diventando l’unico progetto moderno non italiano del libro. […]
Palladio scrive: “Un’altra bella maniera di Scale à lumaca fece già fare à Sciambur luoco della Francia il Magnanimo Re Francesco in un Palagio da lui fabricato in un bosco, et è in questo modo. Sono quattro Scale, le quali hanno quattro entrate, cioè ciascuna la sua, et ascendono una sopra l’altra, di modo che facendosi nel mezo della fabrica; ponno servire à quattro appartamenti, senza che quelli, che in uno habitano, vadano per la scala dell’altro: e per esser vacua nel mezo; tutti si veggono l’un l’altro salire, et scendere, senza che si diano un minimo impedimento”. Palladio mostra quattro scale a chiocciola che si incrociano, costruite attorno a un centro aperto, come alla Carità. […]
Le scale di Palladio non sono visibili dalle quattro sale, come nel caso di Chambord; esse danno su quattro separate sale a quattro colonne». (Burns 2008, pp. 220, 223)
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Andrea Palladio
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