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Albrecht Dürer (1471-1528)Considerato il massimo esponente della cultura umanistica tedesca, «Albrecht Dürer fa parte di quella categoria di artisti definibili “geni universali”, come Leonardo: artisti per i quali l’arte e la scienza – ottica, ingegneria, cosmografia – erano inscindibili nella ricerca della verità e della bellezza dinamica delle forme del creato. Il loro fine era la scoperta dei segreti delle “vere proporzioni”, dei meccanismi dei movimenti, delle leggi della prospettiva e l’indagine sulla possibilità di esprimere le passioni umane». (Fiore) Il rapporto con l’Italia coinvolse profondamente tutta la vita artistica e intellettuale del poliedrico maestro: pittore, incisore e teorico d’arte. Dürer, durante i suoi soggiorni italiani, ebbe modo di conoscere i testi di Leon Battista Alberti, di Piero della Francesca, di Luca Pacioli. Fortemente influenzato dagli studi di Leonardo concepì vari trattati nei quali confluirono le sue ricerche a carattere scientifico.
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Albrecht Dürer
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Albrecht Dürer
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Il Manuale contiene:
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A proposito di divina proporzione Dürer, giustapponendo sei pentagoni, formò un grande pentagono con cinque fori a forma di triangoli isosceli il cui rapporto lato/base è pari a φ. «Chiunque, credo, converrebbe che la configurazione così ottenuta è molto bella. Ma il piacere estetico che suscita nasconde un altro piacere, puramente matematico, che deriva dalla semplicità del soggiacente principio costruttivo». (Livio 2007, p. 100)
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Il tema relativo alle proporzioni antropomorfe fu al centro delle sue indagini teorico-pratiche condotte con l’intento di ridurre la bellezza a canone, a proporzione, a numero.
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In questo disegno, rifacendosi al De statua di Alberti, applica il metodo frazionario combinato a quello aritmetico che tiene conto degli exempeda albertiani per cui l’altezza complessiva dell’uomo misura 7 volte la testa. Nonostante l’impegno dell’artista, l’accurata serie di incisioni che illustrano il trattato risultano fredde, meccaniche: i corpi rappresentati sono più simili a manichini che ad esseri reali. «Come i corpi di Villard de Honnecourt sono schematizzati nelle figure geometriche dei triangoli, anche quelli di Dürer sono associabili a figure geometriche, ma queste sono ormai diventate figure solide, tridimensionali, parallelepipedi e prismi deformati che, variamente assemblati, sembrano imprigionare, più che definire, il corpo umano fino ai limiti dell’astrazione geometrica». (Curti 2006, p. 112) |
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