Piero della Francesca
Flagellazione di Cristo, 1459 ca.
Tempera su tavola, 59 x 81,5 cm
Urbino, Galleria Nazionale delle Marche.

L’opera

L’emblematica opera, dipinta da Piero della Francesca per la corte di Urbino, ha dato adito a più interpretazioni nelle quali non ci avventureremo. Ma possiamo certo notare il nitido ordine spaziale, l’equilibrio perfetto fra vuoti e pieni, la sublime staticità degli enigmatici personaggi dislocati come pedine su una magica scacchiera, la luce che accarezza le architetture, «il senso quasi ipnotico della bellezza che diventa teorema». (Paolucci).

La composizione

L’opera fu definita da Roberto Longhi «congiunzione misteriosa di matematica e pittura».
Il numero d’oro, corrispondente alla luce divina, viene utilizzato come principio organizzatore dello spazio: l'area in cui è rappresentata la flagellazione è in rapporto aureo con quella occupata dai tre personaggi in primo piano. La precisione dei rapporti pervade l’intera opera: nel quadrato, dove avviene la flagellazione, si inscrive una circonferenza in rapporto preciso con la colonna cilindrica.

Complessa è la composizione prospettica: l’orizzonte è posto molto in basso per aumentare l’imponenza delle figure e l’asse centrale, che divide in due il dipinto, coincide con la fine della fuga delle colonne.
Il senso di profondità è definito dal soffitto classico a cassettoni e dal pavimento che forma un duplice reticolato, composto da grandi quadrati suddivisi in quadrati minori. Questo permette di controllare con esattezza lo spazio, di ricostruirne le dimensioni e di stabilire la posizione dei personaggi nella scena.

Studio prospettico.

    

Restituzione della pianta.

«Nell’universo visibile le cose ci appaiono come sono e come sono possono essere riprodotte, perché l’intersezione prospettica garantisce certezza di misure e di rapporti. Ma le cose appaiono come sono e come sono possono essere riprodotte perché la luce diversamente le distingue a seconda della loro specificità materica. […] L’uno e l’altro […] sono metodi totali di approccio scientifico alla realtà. Sono anche metodi compatibili l’uno con l’altro e l’uno nell’altro integrabili”. […] Come sia possibile integrarli lo dimostrò Piero». (ibidem 2007, p. 34)