San Giorgio Maggiore

Di proprietà della Signoria, "l'isola dei cipressi", com'era denominata un tempo, vide sorgere nel X secolo un monastero benedettino che nel 1109, già arricchito di donazioni da papi e dogi, accolse le spoglie del protomartire Stefano, dando vita ad una tradizione, poi abbandonata, di trionfali processioni dogali nella notte di Natale.
Il complesso, ricostruito nel XIII secolo, fu ristrutturato e ampliato da Palladio che progettò e realizzò, in parte, il refettorio, i chiostri e la chiesa iniziata nel 1566 e conclusa dopo la sua morte.
La facciata, che si apre sul bacino di San Marco come contraltare alla Basilica, prevedeva una soluzione decisamente innovativa nel panorama veneziano, diversa rispetto all’attuale prospetto piano: un pronao sporgente con colonne giganti avrebbe dato alla chiesa le sembianze di un tempio classico.

Chiesa di San Giorgio Maggiore, 1566-1611
Venezia, isola di San Giorgio.

                  

Planimetria. (S. Baldissini, 2008)

Interno

All’interno la luce illumina il nitore delle pareti, esaltando membrature, cornici, capitelli. Ma in origine si presentava con una sorprendente bicromia: alcune parti in muratura erano dipinte di rosso a sottolineare il contrasto con gli elementi in pietra bianca. Fu nel 1652 che l’architetto Baldassarre Longhena, seguendo la volontà del priore, dispose di “bianchizar”.

Disegno della chiesa con i colori originali. (S. Baldissini, 2008)

Per il refettorio, già in parte costruito, Palladio realizzò (1560) un edificio ispirato alle antiche terme romane; creò una sequenza di tre spazi, diversificati per forma, altezza e copertura.
Il primo ambiente, molto alto, è coperto da una volta a padiglione; il vestibolo, sopraelevato di alcuni gradini, è più basso e ha una volta a crociera; la grande sala del refettorio è conclusa da una volta a botte che, al centro, s’interseca con una trasversale: questa è la prima volta in muratura “all’antica” compiuta a Venezia.
Le Nozze di Cana (1562) di Paolo Veronese, oggi conservate al Louvre, concludevano la parete di fondo.

Sezione longitudinale del refettorio. (S. Mazzoleni, 1969)

Paolo Veronese
Nozze di Cana, 1562-1563
Parigi, Musée du Louvre.

Dal 2007 una replica meccanico-artigianale, realizzata da Adam Lowe, restituisce idealmente il dipinto allo spazio originario. L'opera è stata riprodotta, del tutto identica all’originale, con un sofisticato sistema di scansione e di fotoriproduzione su materiale plastico.