Villa Foscari detta "La Malcontenta"

Iniziata nel 1558
Gambarare di Mira, Venezia.

Planimetria del piano nobile
(G. D’Agaro e P. Pelzel, 1965).

Facciata posteriore.


La sontuosa villa palladiana, edificata per una delle più potenti famiglie veneziane, si presenta priva di annessi agricoli configurandosi così come residenza suburbana, facilmente raggiungibile con la barca dal centro della città.
«In ciò è simile alla Rotonda, ugualmente sfuggente alle classificazioni e antichizzante nella concezione». (Beltramini 2008, p. 130)

Veduta settecentesca.

Palladio, utilizzando materiali poveri – tutta la villa è in mattoni -, trasferisce le forme dell’architettura sacra a quella residenziale. L’edificio, che sorge su un alto basamento come un tempio antico, rivolge verso l’acqua la facciata principale dominata da un pronao ionico a cui si accede dalle maestose rampe. Il gusto antiquario che permea l’edificio è sottolineato dai nomi latini dei committenti incisi sul fregio, come quello di Agrippa sulla facciata del Pantheon.
La facciata posteriore rende leggibile la disposizione interna: la finestra termale, sovrapposta alla trifora, illumina la grande sala centrale del piano nobile; gli ambienti di servizio sono collocati nel basamento e all’ultimo piano.
«È molto probabile che l’attuale bicromia dell’edificio, ottenuta con i restauri del 1974, corrisponda allo spirito di quella originaria, quando colonne, timpano e fasce erano rivestite di un sottile strato di stucco rosso». (ibidem, p. 133)

Andrea Palladio
Tempietto alle sorgenti di Clitumno. Alzato prospettico, sezione prospettica, particolare del basamento
Vicenza, Musei Civici, Gabinetto dei Disegni e Stampe.

«Palladio impiegò rapporti armonici non soltanto all’interno di ciascun ambiente, ma anche nelle relazioni degli ambienti tra loro, quest’esigenza del giusto rapporto sta al centro della sua concezione architettonica. […]
L’ambiente minore su ciascuno dei due lati della sala a forma di croce misura 12x16 piedi, quello attiguo 16x16 e il maggiore 16x24, mentre la larghezza della sala è di 32 piedi. Così, la serie armonica 12, 16, 24, 32 è la chiave in base alla quale si proporziona l’edificio.
Come in un’ouverture musicale, i primi e ultimi membri di questa serie appaiono nel rapporto del portico, 12:32, che è un diapason e un diatessaron (12:24:32).
L’ampiezza dell’intercolumnio centrale (6 piedi) sta nella relazione di 1:2 con la profondità del portico (12 piedi). Gli intercolumni minori sono di 4 piedi e mezzo; stanno quindi nel rapporto, rispetto a quelli centrali, di 3:4 che è inoltre il rapporto adottato nelle stanze minori.
Infine il diametro delle colonne, 2 piedi, rappresenta l’unità minima, il modulo, dal quale, mediante il processo di moltiplicazione che parte da 2, possono farsi derivare tutti i rapporti dell’edificio». (Wittkower 1994, pp. 75, 125, 126)
Allegorie di Virtù e divinità pagane popolano le pareti e i soffitti della villa decorati da Battista Zelotti.

«Non solo il Rinascimento riportò alla sopravvivenza gli antichi dei […] ma li considerò come presenze intime, vere, reali, della vita di ogni giorno. […] E poi molti committenti si sentivano poco meno che dei. […]
A Maser, nella villa dei Barbaro, Paolo Veronese affianca alla visione dell’Olimpo sul soffitto i ritratti della moglie di uno dei committenti, Marcantonio, dei figli di questi e della loro nutrice, che si affacciano da un ballatoio con intrigante naturalezza. […]
Sono dei che compaiono dunque nella realtà della campagna veneta, che vivono insieme con i proprietari, all’interno della loro stessa casa. Abitare in una villa-tempio significa anche questo, […] significa ripensare un remoto passato a partire da spazi tutto sommato moderni, fare incontrare la storia e il futuro». (Barbieri 2008, pp. 105, 108)

Palladio e gli architetti contemporanei