Luca Pacioli (1445-1517)
Il primo matematico di cui possediamo un ritratto autentico, nacque nel 1445 a Borgo a San Sepolcro, luogo natale di Piero della Francesca del quale viene ricordato come “discepolo”.
Negli anni Settanta del Quattrocento entrò nell’Ordine francescano e negli anni successivi insegnò nelle università di Perugia, Zara, Napoli e Roma. Nel 1494 si recò a Venezia per pubblicare la Summa de Arithmetica, Geometria, Proportione che dedicò al duca Guidobaldo di Montefeltro, forse suo allievo a Urbino. L’opera tratta di aritmetica, algebra, geometria, trigonometria e riassume le conoscenze matematiche del tempo.
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Jacopo de’ Barbari (attribuito a)
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Il dipinto è attribuito a Jacopo de’ Barbari la cui firma - IACO.BAR.VIGEN/NIS.P. 1495 – comparirebbe sul foglietto ripiegato sopra il tavolo verde e su cui poggia una mosca.
Pacioli è ritratto austero mentre tiene una lezione di geometria a un ignoto allievo, identificato da molti con il giovane duca Guidobaldo di Montefeltro. Sul tavolo, accanto agli strumenti della sua professione - gesso, spugnetta, penna, goniometro e compasso -, vi è una copia aperta della prima edizione a stampa degli Elementi di Euclide. Il frate sta tracciando sulla lavagnetta un teorema descritto nel Libro XII: il triangolo equilatero inscritto nel cerchio. A destra un dodecaedro di legno poggia sopra il volume rilegato in rosso della Summa di Pacioli. In alto a sinistra è sospeso un rombododecaedro di cristallo riempito d’acqua per metà, simbolo della conoscenza matematica perfetta, sulle cui facce appare riflesso per tre volte il Palazzo Ducale di Urbino. Questo solido, formato da 26 quadrati e da 8 triangoli equilateri, è uno dei 13 poliedri di Archimede utilizzati dal matematico per studiare la geometria.
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Nel 1509 Pacioli pubblicò il De divina proportione, attingendo al Libellus di Piero che con rigore scientifico aveva affrontato lo studio delle proporzioni. L’opera in tre volumi, dedicata a Ludovico Sforza duca di Milano, tratta del rapporto aureo, dei solidi platonici e di altri poliedri.
Interessato a rivelare il segreto dell’armonia delle forme, si avvalse della collaborazione di Leonardo da Vinci che, con grande virtuosismo, disegnò in prospettiva sessanta poliedri rappresentandoli sia pieni che nella loro struttura in modo da poterne vedere anche la parte posteriore. |
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Leonardo da Vinci
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