Piero della Francesca
San Girolamo e un devoto, dopo il 1450
Tempera su tavola, 49 x 42 cm
Venezia, Gallerie dell’Accademia.

L’opera

Autografata sul tronco dell’albero su cui è infissa la croce Petri de Burgo Sancti Sepulcri opus, l’opera porta un’altra scritta a destra Hier Amadi relativa a Girolamo Amadi, la cui ricca famiglia si era trasferita da Lucca a Venezia dove avrebbe fatto erigere la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, ma la differenza dei caratteri grafici lascerebbe supporre che questa sia stata apposta successivamente.
Il dipinto, che dal 1833 apparteneva a Felicita Renier, è giunto alle Gallerie nel 1850.

Il committente

La piccola tavola, destinata alla devozione privata, fu forse commissionata a Piero in una delle corti romagnole o marchigiane per le quali lavorò e, in seguito, pervenuta a Girolamo Amadi.

La composizione

Il devoto, inginocchiato davanti all’eremita in segno di deferenza, sembra dialogare con il santo in un rapporto paritario, lo sottolineano le stesse proporzioni fisiche dei personaggi. Le due figure, dalla geometrica purezza, si stagliano sul paesaggio che riproduce le dolci colline della terra umbra; i camini e i sottili campanili di Borgo San Sepolcro, il paese natio di Piero tante volte rievocato nei suoi dipinti: il Battesimo, la Resurrezione.
Nonostante le alterazioni cromatiche che hanno trasformato il verde delle fronde e del paesaggio in un marrone bruciato, rimane inalterata la luce cristallina che pervade il dipinto. E in questo spazio scandito rigorosamente dai due volumi cilindrici del tronco e dell’albero, l’artista dà prova della sua notevole abilità prospettica che si evidenzia nella rappresentazione del libro aperto che il santo tiene in grembo.

Pietro Lombardo
Santa Maria dei Miracoli, 1481-1494
Venezia.

La chiesa sembra costruita da un pittore più che da un architetto, tale è l'importanza del colore sugli elementi architettonici. Il sistema decorativo riveste l’intera struttura di marmi policromi scelti, tagliati, posati e intarsiati con grande perizia e fantasia.
L'edificio si erge libero su tutti i lati, raro privilegio in una città come Venezia, in cui, eccettuata San Marco, nessuna chiesa gode di una posizione particolare, nessuna sorge alla fine di un viale o al centro di una piazza. L'architetto esaltò questa particolarità: la costruzione, pur non riflettendosi mai chiaramente nell'acqua, da essa pare uscire con i capitelli ionici volutamente allungati e deformati.
Il prospetto, racchiuso e incoronato dal grande frontone semicircolare tipicamente veneziano, è caratterizzato dal rosone centrale, attorno cui girano rotelle marmoree alternate ad aperture.