Palladio cominciò a lavorare a Venezia grazie al sostegno di potenti famiglie che intrattenevano rapporti con la Santa Sede - i Barbaro, i Grimani, i Cornaro, i Pisani - dunque non sorprende che quasi tutti i progetti veneziani provengano da committenze religiose.
San Francesco della Vigna
L'architetto risolse con innovativa eleganza la facciata della chiesa (1564-1565), progettata da Jacopo Sansovino a un’unica navata con cappelle laterali, disegnando un doppio frontone che rende leggibile la distribuzione interna dello spazio.
«Mai s’era veduto nulla di simile, mai una chiesa cristiana aveva assunto tanto programmaticamente e, insieme, filologicamente e archeologicamente, le fattezze e i segni distintivi del tempio pagano per dimensioni, linguaggio, maestosità». (Romanelli 1995, p. 35)
San Francesco della Vigna, 1530- 1572
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Schema della interpretazione delle due fronti di tempio.
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Obbedendo al principio vitruviano della symmetria, applica un’unità di misura a tutte le dimensioni della facciata. «L’unità di base è il diametro delle piccole colonne, di 2 piedi. Il diametro dell’ordine maggiore è di 2 moduli, vale a dire di 4 piedi. L’altezza delle piccole colonne è di 20 piedi (10 moduli), quella delle maggiori di 40 piedi (20 moduli). In ambedue i casi il rapporto tra il diametro e l’altezza è di 1:10, e quello dell’ordine minore con l’ordine maggiore è di 1:2. […] Anche senza riportare tutte le misure, possiamo concludere che, appunto come in Santa Maria Novella dell’Alberti, agiscono qui in tutto l’edificio rapporti semplici fondati sul medesimo modulo». (Wittkower 1994, p. 94)
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Inoltre la misteriosa misura di 27 moduli, adottata da Palladio per la larghezza della parte centrale della facciata, dimostrerebbe la sua conoscenza del memorandum scritto dal frate Francesco Giorgi che andava a modificare i rapporti proporzionali della chiesa sansoviniana.
«Giorgi suggerisce di fissare la larghezza della navata in 9 passi, cioè il quadrato di 3: “numero primo e divino”. Secondo la concezione numerica pitagorica, 3 è il primo numero reale, perché ha un principio, un termine medio e un fine. Inoltre esso è divino, come simbolo della Trinità. La lunghezza della navata, secondo Giorgi, dev’essere di 27 passi, vale a dire tre volte 9. Il quadrato e il cubo del numero 3, egli continua, contengono gli accordi cosmici, come Platone ha mostrato nel Timeo. [dove sostiene che l’ordine e l’armonia sono interamente contenuti in alcuni numeri, quadrati e cubi dell’unità, che danno le due progressioni geometriche 1, 2, 4, 8 e 1, 3, 9 27]. |
Pianta. |
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Suggerisce inoltre di fare le cappelle su ciascun lato della navata larghe tre passi, secondo ciò che egli definisce una proporzione tripla rispetto alla larghezza della stessa navata (3:9), o musicalmente (3:6:9) un diapason (3:6) e un diapente (6:9 = 2:3). Il rapporto tra la larghezza delle cappelle minori e quella della “cappella grande” è di 3:6, vale a dire un diapason; e il rapporto tra la larghezza delle cappelle del transetto e quella delle cappelle di navata dovrebbe essere di 4:3, ossia di un diatessaron, “proportione celebrata”». (ibidem, pp. 102-105) Fin qui tutto trova applicazione. |
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Diagramma delle consonanze armoniche di Francesco Giorgi. |
«Il professore Francesco Vezzaro, in previsione della visita alla chiesa, ci ha tenuto una lezione di musica per farci comprendere l'armonia e la dissonanza dei suoni. Ascoltando il variare delle note di una chitarra, in rapporto alla lunghezza delle corde, abbiamo "sentito" i rapporti pitagorici, sperimentando quanto la matematica sia fondamentale per comporre musica. Abbiamo anche capito che i rapporti musicali applicati all'architettura della chiesa non emettono un'armonia di suoni, ma un'armonia visiva espressa dalle proporzioni». (Classe 2C)