Uomo vitruviano

«Con la rimessa in luce rinascimentale dell’interpretazione matematica greca di Dio e del mondo, rafforzata inoltre dalla certezza cristiana che l’uomo, immagine di Dio, racchiuda le armonie dell’universo, la figura vitruviana inscritta in un quadrato e in un cerchio divenne simbolo della corrispondenza matematica tra microcosmo e macrocosmo». (Wittkower 1994, p. 20)

Leonardo, basandosi sull’insegnamento di Vitruvio, stabilì le perfette proporzioni dell’uomo inscrivendone il corpo in un cerchio e in un quadrato non concentrici, ma tra di loro legati dalla sezione aurea. Le braccia e le gambe, presentate in due diverse posizioni, toccano il perimetro sia del cerchio che del quadrato. La combinazione tra queste due figure geometriche è considerata la massima espressione di perfezione.
Leonardo correda il disegno con degli scritti: nella parte superiore descrive il metodo di misurazione usato da Vitruvio; nella parte inferiore inserisce la sua scala di misure, fornendo dati geometricamente verificabili.

«Leon Battista Alberti nel De pictura aveva notato che «Vitruvio architetto misurava la lunghezza dell’omo coi piedi», precisando quindi: «A me pare cosa più degna l’altre membra si riferiscano al capo, benché ho posto mente quasi comune in tutti gli uomini che il piede tanto è lungo quanto dal mento al cocuzzolo del capo».
Pur accogliendo il consiglio albertiano di utilizzare il capo come unità di misura, Leonardo si rifà al metodo detto “exempede” – descritto nel De statua dello stesso Alberti – che suddivide l’altezza dell’uomo in sei parti con riferimento al piede, facendo però coincidere il sesto dell’altezza con il segmento corporeo che va dalla sommità del capo alla base del collo: «Dal di sopra del petto alla sommità del capo fia il sexto dell’omo».
Leonardo individua così anche un distretto anatomico (cranio e vertebre cervicali) ancora oggi studiato in modo unitario». (Salvi 2005, p. 40)

Leonardo da Vinci
Le proporzioni dell’uomo secondo lo schema vitruviano, 1500 ca.
Disegno, 344 x 245 mm
Venezia, Gallerie dell’Accademia, Gabinetto dei disegni e delle stampe, n. 228.