Il Cenacolo
Il tema dell'ultima cena era stato trattato più volte a Firenze nel corso del Quattrocento, ma nessun artista aveva mai mutato iconografia. «Sempre il Cristo è colto nell'atto d'istituire il sacramento dell'Eucarestia (benedice infatti il pane e il vino); sempre gli Apostoli lo affiancano e tutti prendono posto dalla stessa parte del tavolo (con alcune varianti che prevedono la collocazione di due di loro sui due lati brevi); sempre Giuda, unico a occupare il secondo lato lungo del tavolo, solo di fronte a Gesù, mentre San Giovanni, così com'è narrato nei Vangeli, posa il capo sul petto del Signore. […]
Andrea del Castagno
|
Domenico Ghirlandaio
|
Leonardo da Vinci
|
Leonardo sconvolge ogni consuetudine. I dodici Apostoli sono tutti dalla stessa parte del tavolo, sei alla destra e sei alla sinistra del Cristo e il momento raffigurato è quello in cui Gesù ha appena annunciato il tradimento di Giuda. […] Leonardo non ha voluto rappresentare un fatto di fede, ma umano: il tradimento di un amico. Le parole di Gesù si propagano da un capo all'altro del tavolo generando angoscia, disapprovazione e stupore incredulo nei discepoli che, in una sorta di moto ondoso, divergono da lui raggruppandosi a tre a tre e, in questo loro allontanarsi, isolano la figura immobile del Redentore che si erge possente, eroica e mite allo stesso tempo, al centro della complessa composizione, in una solitudine che è sempre l'unica compagna nei momenti cruciali della vita. Per il Cristo non c'è un'aureola ad indicarlo quale essere divino, ma solo il luminoso cielo contro cui si staglia, un cielo chiaro che sovrasta le colline ondulate visibili al di là delle tre aperture in fondo all'ampia sala costruita con rigore prospettico - il punto di vista coincide proprio con il volto di Cristo - e ritmata dal soffitto cassettonato e dagli arazzi alle pareti.
|
|
Bartolomeo all'estrema sinistra è balzato in piedi e si è proteso verso Cristo poggiando entrambe le mani sul tavolo e anche Giacomo e Andrea si sono alzati. Giuda, in uno scatto nervoso, si è girato per guardare Gesù e ha appoggiato il gomito destro sul tavolo mentre il suo busto è rovesciato indietro. Pietro si è portato con il volto vicino a Giovanni che, chino verso di lui, ne raccoglie la richiesta che gli viene sussurrata. Giacomo inorridito con le braccia allargate sembra trattenere sia Tommaso, che ha un dito rivolto verso l'alto, sia Filippo […]. Matteo, Taddeo e Simone, invece, discutono tra loro concludendo e spegnendo la violenza dei sentimenti accesi dalle parole di Cristo e manifestatesi a partire da sinistra, col gesto prepotente di Bartolomeo. […] Nel Cenacolo Leonardo riesce a rappresentare il pensiero e le emozioni proprio con il linguaggio dei corpi, delle mani e dei volti, studiati, fin nei minimi particolari [e la scena sembra svolgersi proprio nello spazio fisico del refettorio]». (Cricco, Di Teodoro 2002)
Leonardo regista
«La domanda che Leonardo si sarà posto nel dar vita ai movimenti dei suoi personaggi non sarà stata forse dissimile da quella che ogni buon regista o attore si pone nel proprio lavoro: che cosa può fare un uomo che, di carattere naturalmente animoso e tendente all’ira (Pietro), viene a sapere che qualcosa di terribile accadrà a una persona a lui cara? Chiederà immediatamente un chiarimento e allo stesso tempo si armerà per poter intervenire il prima possibile ed eventualmente proteggere o vendicare. Stesso quesito sarà sorto per capire la reazione di un uomo giovane (Giovanni), mansueto e tendente alla malinconia, e in questo caso quest’uomo tenderà ad avere un atteggiamento opposto all’esempio precedente ovvero si addolorerà piegando il collo quasi in segno di abbattimento e così di seguito per gli altri Apostoli. Cosa manca ai personaggi del Cenacolo per essere completi, secondo un nostro sentire moderno? Sicuramente la parola, Leonardo infatti, consapevole che questa è l’unica vera assenza nella pittura, non per niente invita il giovane pittore a studiare il linguaggio dei muti, unici, a suo avviso, ad essere capaci di esprimere i sentimenti senza le parole, e in un altro brano aggiunge che la pittura è la poesia senza parole. […] Solo secoli più tardi l’uomo sarà capace di abbinare il parlato alle immagini grazie all’evoluzione della settima arte, ovvero il cinema» (Micoli 2006).
Tra le tante citazioni cinematografiche del Cenacolo, particolarmente interessante è la ricostruzione sostanzialmente letterale che appare nel film Jesus Christ Superstar.
Norman Jewison
|
Musica e pittura
«Il Cenacolo manifesta tale affinità in quanto è ascrivibile da un lato all’impostazione geometrica propria della collaborazione di Leonardo con Luca Pacioli e dall’altro ai principi esposti nel Libro di Pittura riguardanti la proporzionalità di due o più suoni. Assumendo la lunghezza del tavolo come monocordo e impiegando le tre proporzioni considerate consonanze perfette nel Rinascimento (1/2, l’ottava; 2/3, la quinta;3/4, la quarta), la suddivisione della corda individua quattro personaggi: Gesù, all’ottava, la cui composizione figurativa è in sezione aurea; Giovanni e Filippo, rispettivamente alla quinta di destra e di sinistra; e il solo Giuda, alla quarta. L’asimmetria che caratterizza quest’ultimo, essendo l’unico personaggio al quale corrisponde il vuoto, contribuisce a isolarne la figura. La medesima suddivisione, inoltre, può essere applicata alle due metà della corda (da Gesù alle estremità del tavolo), ottenendo l’individuazione dei rimanenti personaggi ad eccezione di Pietro e Tommaso, che sono peraltro gli unici a non essere posti in prima fila. Indipendentemente dalla lunghezza della corda assunta, Gesù rimane l’unica figura individuata all’ottava, l’intervallo musicale più perfetto» (ibidem).
|
Echi veneziani
«Il rilievo fu casualmente ritrovato nel 1885 […] durante i restauri del pavimento della navata di Santa Maria dei Miracoli. Rimuovendo una lastra marmorea fratturata in vari pezzi che chiudeva la tomba del cappellano Michele Fiorini (morto nel 1670), si scoprì nel suo rovescio il bassorilievo raffigurante l’Ultima Cena, traduzione scultorea quasi letterale del Cenacolo di Leonardo. L’opera era rimasta incompiuta […] Pedretti, analizzandone con sottigliezza le varianti, avanzava l’ipotesi che lo scultore non si fosse basato sulla versione definitiva del Cenacolo ma che avesse avuto modo di conoscerne un bozzetto e di esaminarlo in una fase poi modificata da Leonardo stesso. Se così fosse, la lastra marmorea veneziana non solo sarebbe la prima copia esistente del capolavoro leonardesco, ma la sua importanza risulterebbe accresciuta proprio dal suo valore di testimonianza di un momento della progettazione del Cenacolo a noi ignota» (Florio 1992).
Tullio Lombardo (1455-1532)
|
The Last Supper: provocatoria interpretazione di Andy Warhol
Il maestro indiscusso della Pop Art, utilizzando una fotografia in bianco e nero e un’illustrazione enciclopedica del Cenacolo di Leonardo, ha prodotto nel 1986 quasi 100 variazioni sul tema.
I loghi pubblicitari, che si sovrappongono alle figure di Cristo e degli Apostoli, creano un ibrido tra sacro e profano, arte e design commerciale. Warhol, attraverso la ripetizione, disattiva il messaggio spirituale dell’opera.
|
|
|
Andy Warhol
|