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Moti mentali e fisiognomica«Quando fai la tua figura, pensa bene chi ella è e quello che tu vuoi che ella facci». Durante gli anni che precedono e accompagnano l’esecuzione del Cenacolo Leonardo intensifica gli studi di anatomia.
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Leonardo da Vinci
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«Nulla di simile era mai avvenuto nella pittura, che fino a questo momento aveva rappresentato nelle figure e nei ritratti effigi di ruoli sociali, o mitologici, o sacri, senza propriamente entrare in un ambito di interiorità. Gli effetti delle straordinarie novità leonardesche si fanno ben presto sentire. Il primo lo vediamo a Venezia, dove Leonardo arriva nella primavera dell’anno 1500 […e], con tutta verosimiglianza, incontra Giorgione, e con lui discute dei propri studi sulla pittura. Prove documentarie di questo incontro non ne abbiamo, ma […] la ritrattistica giorgionesca cambia marcia, e si immette sulla via leonardesca della rappresentazione introspettiva. Vediamo, ad esempio, Doppio ritratto (L’innamorato). Il giovane in primo piano è chiaramente concentrato in un proprio mondo interiore, attitudine d’animo che la posizione iconograficamente canonica del “melanconico” (mento appoggiato sul palmo della mano) e il frutto, simbolo dell’amore, confermano, ma che già è implicita nell’espressione trasognata. Ciò, inoltre è contrappuntato dalla figura in secondo piano, la cui immagine è l’opposto dell’altra: vediamo un giovane attento, uno sguardo vivace e astuto, un atteggiamento che rivela energia e padronanza di sé, il contrario della debolezza sognante del giovane innamorato. Oggi diremmo, due psicologie opposte […]» (Caroli 2012). |
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Giorgione
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Anche nel dipinto, conservato alle Gallerie dell’Accademia, Giorgione sembra ispirarsi a Leonardo e a quel piccolo ritratto dal viso carico di anni e di amarezza. «La vecchia emerge dall’ombra dello sfondo, bloccata dal parapetto, non diversamente da come si rivelano le belle creature leonardesche. […Nel Trattato della pittura Leonardo afferma]: «Le vecchie si debbono figurare ardite e pronte, con rabbiosi movimenti a guisa di furie infernali, ed i movimenti debbono parere più pronti nelle braccia e teste che nelle gambe».
Giorgione
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Ma nessuna parola meglio di quanto egli scrive nel Codice Atlantico può evocarci la Vecchia con il suo monito “Col tempo”: «O tempo consumatore delle cose, e o invidiosa antichità, tu distruggi tutte le cose, e consumi tutte le cose da duri denti della vecchiezza a poco a poco con lenta morte: Elena quando si specchiava, videndo le vizze grinze del suo viso, fatte per la vecchiezza, piange e pensa seco, perché fu rapita due volte. O tempo consumatore delle cose, e o invidiosa antichità per la quale tutte le cose sono consumate» […]» (Nepi Sciré 1992, p. 329).
Leonardo da Vinci
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