Moti mentali e fisiognomica

«Quando fai la tua figura, pensa bene chi ella è e quello che tu vuoi che ella facci».

Durante gli anni che precedono e accompagnano l’esecuzione del Cenacolo Leonardo intensifica gli studi di anatomia.
«L’originalità della sua ricerca consiste nell’approfondimento del rapporto tra moti mentali e fisiognomica e nella ricerca delle loro basi anatomiche. […] Studia i muscoli alla base dei gesti e delle espressioni facciali, per esempio individuando nella testa un muscolo dell’ira e un muscolo del dolore. Studia anche il rapporto tra moti mentali e sistema cardiovascolare. […] Scrive [un] brano che allude a una teoria fisiologica molto diffusa secondo la quale una emozione come l’ira conseguiva a un riscaldamento del cuore (con conseguente movimento di sangue, calore e spiriti verso la superficie del corpo); una emozione come la paura a un raffreddamento del cuore con movimento opposto delle stesse componenti fluide. […] Datano al 1489 gli studi sulla forma del cranio e le relative proporzioni per individuare, al suo interno, la posizione dell’anima [la cui natura, a suo parere, dipende dalla conformazione fisica: «Quelli che hanno le parti del viso di gran rilievo e profondità sono uomini bestiali et iracondi con poca ragione»]. […] L’invenzione di una figura, quindi, si fonda su una attenta valutazione della natura dell’individuo da ritrarre, cioè del suo aspetto fisico esterno, delle sue caratteristiche psicologiche e delle ragioni scientifiche – anatomiche e fisiognomiche – di questo» (Laurenza 2006, p. 292).

Leonardo da Vinci
Studio di un tipo umano leonino, 1508-1510
Windsor, Royal Library
W. 12502

«Nulla di simile era mai avvenuto nella pittura, che fino a questo momento aveva rappresentato nelle figure e nei ritratti effigi di ruoli sociali, o mitologici, o sacri, senza propriamente entrare in un ambito di interiorità. Gli effetti delle straordinarie novità leonardesche si fanno ben presto sentire.

Il primo lo vediamo a Venezia, dove Leonardo arriva nella primavera dell’anno 1500 […e], con tutta verosimiglianza, incontra Giorgione, e con lui discute dei propri studi sulla pittura. Prove documentarie di questo incontro non ne abbiamo, ma […] la ritrattistica giorgionesca cambia marcia, e si immette sulla via leonardesca della rappresentazione introspettiva. Vediamo, ad esempio, Doppio ritratto (L’innamorato).

Il giovane in primo piano è chiaramente concentrato in un proprio mondo interiore, attitudine d’animo che la posizione iconograficamente canonica del “melanconico” (mento appoggiato sul palmo della mano) e il frutto, simbolo dell’amore, confermano, ma che già è implicita nell’espressione trasognata. Ciò, inoltre è contrappuntato dalla figura in secondo piano, la cui immagine è l’opposto dell’altra: vediamo un giovane attento, uno sguardo vivace e astuto, un atteggiamento che rivela energia e padronanza di sé, il contrario della debolezza sognante del giovane innamorato. Oggi diremmo, due psicologie opposte […]» (Caroli 2012).

Giorgione
Doppio ritratto (L’innamorato), 1502
Roma, Museo di Palazzo Venezia.

Anche nel dipinto, conservato alle Gallerie dell’Accademia, Giorgione sembra ispirarsi a Leonardo e a quel piccolo ritratto dal viso carico di anni e di amarezza. «La vecchia emerge dall’ombra dello sfondo, bloccata dal parapetto, non diversamente da come si rivelano le belle creature leonardesche. […Nel Trattato della pittura Leonardo afferma]: «Le vecchie si debbono figurare ardite e pronte, con rabbiosi movimenti a guisa di furie infernali, ed i movimenti debbono parere più pronti nelle braccia e teste che nelle gambe».

 

Giorgione
La vecchia, 1508 ca.
Venezia, Gallerie dell’Accademia.

Ma nessuna parola meglio di quanto egli scrive nel Codice Atlantico può evocarci la Vecchia con il suo monito “Col tempo”: «O tempo consumatore delle cose, e o invidiosa antichità, tu distruggi tutte le cose, e consumi tutte le cose da duri denti della vecchiezza a poco a poco con lenta morte: Elena quando si specchiava, videndo le vizze grinze del suo viso, fatte per la vecchiezza, piange e pensa seco, perché fu rapita due volte. O tempo consumatore delle cose, e o invidiosa antichità per la quale tutte le cose sono consumate» […]» (Nepi Sciré 1992, p. 329).

Leonardo da Vinci
Testa di vecchia di tre quarti volta a sinistra,,
1495-99 ca.
Milano, Biblioteca Ambrosiana
F. 274 Inf. 35, b.