Il linguaggio di Leonardo
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Citazioni e riflessioni23. Com'è più difficile a 'ntendere l'opere di natura che un libro d'un poeta! Nessuna umana investigazione si può dimandare vera scienza, se essa non passa per le matematiche dimostrazioni; e se tu dirai che le scienze, che principiano e finiscono nella mente, abbiano verità, questo non si concede, ma si nega per molte ragioni; e prima, che in tali discorsi mentali non accade esperienza, senza la quale nulla dà di sé certezza. |
Nel Medioevo si distinguevano le arti liberali (ad esempio, grammatica, aritmetica, musica) e le arti meccaniche (pittura, scultura, medicina). Le prime erano considerate più importanti, mentre le seconde erano attività “pratiche” con cui l’uomo si doveva guadagnare da vivere.
Solo con Leonardo, per il quale è fondamentale il ruolo dell’esperienza, si supera questa contrapposizione. Egli infatti respinge l’idea di una cultura teorica, riservata agli eruditi, ma non è d’accordo nemmeno con chi sostiene che il sapere è tutto empirico.
Per comprendere la natura è necessaria una conoscenza approfondita della matematica.
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Quale scienza è piú utile, ed in che consiste la sua utilità.
Quella scienza è piú utile della quale il frutto è piú comunicabile, e cosí per contrario è meno utile quella ch'è meno comunicabile. La pittura ha il suo fine comunicabile a tutte le generazioni dell'universo, perché il suo fine è subietto della virtú visiva, e non passa per l'orecchio al senso comune col medesimo modo che vi passa per il vedere. Adunque questa non ha bisogno d'interpreti di diverse lingue, come hanno le lettere, e subito ha satisfatto all'umana specie, non altrimenti che si facciano le cose prodotte dalla natura. La sintesi perfetta di un sapere che metta insieme teoria e pratica è rappresentata dalla pittura, che Leonardo ritiene l’unica in grado di riprodurre l’armonia che sta alla base sia della natura che dell’uomo. |
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Madonna dei fusi, 1501
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14. I' ho tanti v[o]cavoli nella mia lingua materna ch'i' m'ho piuttosto da doler del bene intendere le cose, che del mancamento delle parole, colle quali io possa bene espriemere il concetto della mente mia. (Proemi, 14) Le buone lettere so' nate da un bono naturale, e perché si de' più laldare la cagion che l'effetto, più lalderai un bon natùrale sanza lettere, che un bon litterato sanza naturale. So bene che per non essere io litterato, che alcuno presuntuoso gli parrà ragionevolmente potermi biasimare coll’allegare io essere omo sanza lettere… Questa frase - famosissima - di Leonardo non va interpretata come una ammissione di ignoranza. Piuttosto bisogna tenere presente che nel Quattrocento gli intellettuali avevano ricominciato a usare il latino e a considerarlo “lingua eccelsa” proprio per la riscoperta degli autori classici. Leonardo, come molti artisti non conosceva il latino, ma padroneggiava molto bene il volgare - lingua ormai altrettanto sviluppata e raffinata |
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Autoritratto, particolare. |
L'INCHIOSTRO DISPLEZZATO PER LA SUA NEREZZA DALLA BIANCHEZZA DELLA CARTA, LA QUALE DA QUELLO SI VIDE IMBRATTARE. Vedendosi la carta tutta macchiata dalla oscura negrezza dell'inchiostro, di quello si dole; el quale mostra a essa che per le parole ch'esso sopra lei compone essere cagione della
conservazione di quella. (Favole, 47)
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I testi di Leonardo sono quasi sempre appunti, riflessioni a margine dei suoi lavori, descrizioni e analisi che accompagnano o spiegano i progetti. Secondo alcuni critici, nel linguaggio scritto di Leonardo si può osservare una “ortografia approssimativa e incoerente”, “l'andamento sintattico semplificato, che procede per coordinazioni successive”, e il suo modo di esprimersi sembra “insofferente alle mediazioni del dettato colto e mirante a fissare direttamente e in breve la sostanza del pensato”. Anche la grafia di Leonardo è particolare. Per mantenere segreti i suoi appunti, Leonardo usò lo stratagemma di scrivere da destra verso sinistra, anagrammando le parole e mantenendo così il massimo riserbo sui suoi progetti. |
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17. O scrittore, con quali lettere scriverrai tu con tal perfezione la intera figurazione qual fa il disegno? [...] Ma io ti ricordo che tu non t'impacci colle parole se non di parlare con orbi, o se pur tu voi dimostrar con parole alli orecchi e non all'occhi delli omini, parla di cose di sustanzie o di nature, e non t'impacciare di cose appartenenti alli occhi col farle passare per li orecchi, perché sarai superato di gran lungo dall'opera del pittore. Benchè la sua opera letteraria non raggiunga mai le vette del suo linguaggio visivo, la critica da anni ritiene che arte e scrittura siano, in Leonardo, indissolubilmente legate. Infatti i suoi scritti, seppur secondari al disegno, lo accompagnano spesso come didascalia dell’immagine e per contro il suo discorso scritto contiene sempre un alto tasso di descrizione visiva. |
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Viti di Archimede e pompe per sollevare l'acqua, 1480 ca.
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42. Principio della scienza della pittura. La superficie piana ha tutto il suo simulacro in tutta l'altra superficie piana che le sta per obietto. Provasi, e sia rs la prima superficie piana, e oq sia la seconda superficie piana posta a riscontro alla prima; dico: ch'essa prima superficie rs è tutta in oq superficie e tutta in o e tutta in q e tutta in p, perché rs è bassa dall'angolo o e dall'angolo p e cosí d'infiniti angoli fatti in oq.
Il Trattato della pittura è una vera e propria enciclopedia sull'arte del dipingere, compilata intorno al 1550 da un anonimo allievo di Leonardo su appunti del maestro e pubblicata per la prima volta nel 1651. In 935 brevi capitoli, viene passato in rassegna tutto ciò che è necessario per la formazione di un pittore. |
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813. Della ramificazione delle piante. [...] Quinta: gli angoli delle divisioni delle ramificazioni degli alberi sono infra loro eguali. Sesta: ma quegli angoli si fanno tanto piú ottusi quanto i rami de' loro lati si vanno invecchiando. Settima: il lato di quell'angolo si fa piú obliquo, il quale è fatto di ramo piú sottile. Ottava: ogni biforcazione di rami insieme giunta ricompone la grossezza del ramo che con essa si congiunge: come a dire a b giunto insieme fa e; c d giunto insieme fa f, e f e giunto insieme fa la grossezza del primo ramo op, il quale op grossezza è eguale a tutte le grossezze a b c d, e questo nasce perché l'umore del piú grosso si divide secondo i rami. |
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Nella parte sesta, intitolata “Degli alberi e delle verdure”, viene descritta la ramificazione delle piante e si analizzano le proporzioni geometriche che intercorrono tra i vari rami.
Ci sono descrizioni scientificamente precise, accompagnate da disegni che sono necessari per capire il testo.
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Studi di botanica, 1499.
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Gustose letture
Proprio il mistero di chi abbia riordinato l’enorme quantità di appunti di Leonardo costituisce uno degli elementi narrativi principali del romanzo, Le calze rosa di Salaì, di Pietro Marani, tra i massimi esperti di Leonardo. Il raffinato romanzo giallo, costruito su documenti autentici, svela l'intimità ambigua dell'artista, facendo luce su un capolavoro perduto e restituendo le personalità dei due allievi prediletti: Francesco Melzi e Gian Giacomo Caprotti, detto Salaì.
Leonardo da Vinci
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Gian Giacomo Caprotti, detto Salaì (attribuito a)
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La storia, raccontata da Francesco Melzi ormai anziano, - quando sia il Maestro che Salaì sono già morti -, è molto piacevole da leggere: sembra di entrare nel mondo di Leonardo, toccare le sue carte, leggere i suoi appunti “segreti”. Si capisce facilmente che l’autore è un esperto di Leonardo e ha usato la sua conoscenza per raccontare una storia che, se non è vera, è certamente verosimile e ricostruisce una situazione emozionante. Il libro, facile e veloce da leggere, è costruito come un giallo e la storia trova la soluzione a uno dei misteri della vita di Leonardo: la scomparsa di un suo quadro che non si è mai saputo che fine abbia fatto. Per questo motivo si legge volentieri, trascinati dalla voglia di capire come andrà a finire ...
Leonardo è protagonista di altri romanzi, nei quali ha di solito il ruolo di “investigatore”.
Uno di questi è I sette delitti di Roma, di Guillaume Prévost, un giallo ambientato a Roma nel 1514, in pieno Rinascimento, in cui Leonardo è l’investigatore. Un altro, più recente, è quello scritto da Michael Ennis, La congiura Machiavelli, costruito intorno all’assassinio di Juan Borgia, duca di Gandia, figlio illegittimo prediletto di Papa Alessandro VI°. L’investigazione è condotta da una coppia di personaggi molto noti: "dall’inquietante diplomatico fiorentino Niccolò Machiavelli e dall’eccentrico ingegnere militare Leonardo da Vinci".