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Disegni e parole«Già quando Leonardo era in vita, era talmente apprezzato che ogni prodotto del suo straordinario talento e della forza della sua inventiva […] venne tesaurizzato da artisti, scienziati, collezionisti. Il desiderio di imitare la sua opera assicurò che i suoi disegni fossero copiati e diffusi ampiamente, anche prima della fine del XV secolo. […] Il suo lascito grafico supera quello di qualsiasi altro suo contemporaneo, italiano o del nord. Esso rappresenta, però, un caso singolare per lo studioso di opere grafiche e per la storia del collezionismo perché moltissimi dei suoi disegni hanno un carattere schematico e sono abbinati ad annotazioni esplicative o discorsive. […] A parte rarissime eccezioni, i disegni di Leonardo appaiono realizzati per ragioni strettamente personali: come appunti, per ricordare a se stesso l’aspetto delle cose, nella realtà, o come parte di una “inventione”. […] Spesso egli poteva riutilizzare lo stesso foglio di carta dopo l’intervallo di alcuni anni. […] È ben noto che Leonardo ha rielaborato temi durante tutta la sua vita e che la datazione dei disegni sulla base delle sole considerazioni formali è, perciò, impossibile» (Roberts 1992). Talvolta le figure occupano in modo esaustivo l’intero spazio del foglio, così come avviene per le liste di parole – disposte in senso verticale come le colonne di un giornale - trascritte dai libri che Leonardo andava leggendo.
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Disegno di trabucco e altri studi, 1485 ca.
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Liste di vocaboli
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Vi sono anche fogli in cui Leonardo si dedica a comporre una fitta serie di rebus, molti dei quali interpretati solo di recente.
Detti “lionardeschi”, dalla definizione che egli stesso fornisce sempre in chiave geroglifica, questi abbondano nella raccolta dei suoi disegni a Windsor, e infatti ve ne sono più di centocinquanta su un singolo foglio databile introno al 1487-1490. Altri compaiono in fogli più tardi, dopo il 1500. |
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“Lionardeschi”
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Fogli con rebus, 1487-1490 ca.
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«In questo caso il linguaggio delle forme e quello dei vocaboli entrano a diretto contatto, attraverso il gioco della corrispondenza biunivoca tra parola e immagine. Così, accade che una sequenza di figure in miniatura racchiuda in sé una riflessione sull’esistenza, come nel disegno della pioggia di infiniti oggetti il cui significato di vanitas Leonardo traduce in queste parole: «O miseria umana di quante cose per danari ti fai servo». […]» (Cremante 2006).
E che due lettere intrecciate “a nell’o” indichino un anello, come nel rebus monoverbo presente nel Codice M dei Manoscritti di Francia.
Pioggia di infiniti oggetti
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Lettera alfabetica ornata, 1499
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Se le liste di vocaboli si scorrono in senso verticale, le strisciate dei rebus si svolgono con andamento orizzontale come i pentagrammi di uno spartito, ed ecco che una notazione musicale si trasforma in rebus: «L’amo-re-mi-fa-sol-la-zzare».
Fogli con rebus, 1487-1490 ca.
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