Austria

Vienna 1898. A Karlsplatz si inaugurano due edifici dal ”sapore nuovo”:

  • la stazione della metropolitana, progettata dall’architetto Otto Wagner, in cui la decorazione diventa funzionale alla definizione dell’impianto volumetrico con l’intento di conferire dignità alla tecnologia.
  • il padiglione espositivo della Secessione (dal nome del gruppo fondato dal pittore Gustav Klimt) che il giovane progettista Josef Maria Olbrich concepì come un organismo vivente, introducendo il nuovo concetto di flessibilità degli interni: strutture mobili adattabili ai diversi tipi di esposizione. Sull’entrata del candido e lineare edificio, concluso dalla cupola traforata, formata da foglie d’alloro dorate, campeggia l’iscrizione «Al tempo la sua arte, all’arte la sua libertà». Mai edificio fu più consono alla sua funzione.

Gustav Klimt
Manifesto per la prima mostra della Secessione, 1898.


Otto Wagner
Stazione della metropolitana, 1898
Vienna.

Josef Maria Olbrich
Padiglione della Secessione, 1898
Vienna.


Come nell’architettura così nel design, Otto Wagner tende a sottolineare i principi costruttivi convinto che l'espressione formale di un mobile o di un oggetto utilitario derivi dalla funzione e dal materiale impiegato.

Scomparsa ogni tipo di ornamentazione superflua, questo elegante armadio da ufficio esibisce con franchezza i materiali e le tecniche dell'industria.

Otto Wagner
Armadio, 1902
Parigi, Musée d’Orsay.


Josef Hoffmann anticipò il Movimento Moderno, sostituendo al leitmotiv curvilineo dell’Art nouveau le forme geometriche rettilinee.

Josef Hoffmann
Sedie, 1905

            

Charles Rennie Mackintosh
Biblioteca della Scuola d’Arte di Glasgow, 1907-09.

 

Josef Hoffmann
Palazzo Stoclet, 1905-11.

 

La predilezione per la forma quadrata - che applicherà ad infissi, pavimenti, sedie – nasce dopo l’incontro con l’eleganza progettuale di Mackintosh e della scuola di Glasgow.

Opera d’arte totale è Palazzo Stoclet, capolavoro di marca viennese in terra belga. Esempio di dimora privata e galleria, in cui la misurata geometria ricorre anche negli spazi interni, dove le decorazioni di Gustav Klimt fanno da prezioso contrappunto.


Josef Hoffmann
Palazzo Stoclet, 1905-11
Bruxelles.

            

Interno.


Gustav Klimt
L’attesa e L’abbraccio, 1905-09
Pannelli per interno di palazzo Stoclet
Vienna, Österreichisches Museum für angewandte Kunst.

            

Klimt e Hoffmann ai Giardini della Biennale

Nel 1910 la Biennale dedicò a Klimt una sala personale, contrapposta a quella di Renoir.

Tra i ventidue dipinti esposti vi erano Le tre età della donna e Giuditta II noto anche con il titolo di Salomè.
Il dipinto è una celebrazione ambivalente della bellezza femminile, dove l’ornamento diventa struttura e messaggio: spirali auree e motivi geometrici, illuminando il fondo, contornano la donna ammaliante e sensuale - prototipo della “femme fatale”.

Sala allestita con le opere di Klimt, 1910
Venezia, IX Biennale.


Gustav Klimt
Le tre età della donna, 1905
Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

            

Gustav Klimt
Giuditta II, 1909
Venezia, Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro.


L’esuberanza decorativa dell’artista - che fa ampio uso dell’oro, del mosaico e delle figure bidimensionali – piacque molto ad alcuni giovani pittori che ne rimasero folgorati, basta citare Galileo Chini e il muranese Vittorio Zecchin che nel 1914 realizzò il ciclo pittorico Le Mille e una notte per l'Hotel Terminus di Venezia.

Vittorio Zecchin
Figure femminili - Corteo delle principesse, 1914
Olio, stucco dorato su tela, 170,5 x 142 cm
Venezia, Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro.

Vittorio Zecchin
Principessa e guerriero, 1914
Olio, stucco dorato ed argentato su tela, 170 x 155 cm
Venezia, Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro.


Il padiglione dell’Austria, inaugurato nel 1934, conclude la carriera costruttiva di Hoffmann che lascia «in ideale eredità alla Biennale e alla città una testimonianza preziosa – secondo le parole di Zevi – della prima generazione del movimento moderno». (Mulazzani 2009, p. 78)

Joesf Hoffmann
Padiglione Austria, 1934
Venezia, Giardini della Biennale.

Interno.


Osserva

Sicuramente di ispirazione viennese è il ricco apparato decorativo dell’ampio portale che introduce al padiglione ungherese, inaugurato nel 1909 alla Biennale. L’edificio ha subito varie ristrutturazioni, mantenendo però intatto l’aulico ingresso.

Agóst Benkhard
Padiglione Ungheria, 1958
Venezia, Giardini della Biennale.

            

Géza Maróti
Disegno del prospetto principale del Padiglione Ungheria, 1906.

        

Géza Maróti
Prospetto principale del Padiglione Ungheria, 1909.