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Cima da Conegliano
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Il committente Leonardo e Pietro Saraceno dal Zio, soci nel commercio di spezie con l’Oriente, commissionarono l’opera. La composizione La scena, una sorta di «sacra conversazione», è ambientata tra le rovine di un’imponente architettura e i medaglioni, che ornano le cupole infrante, raffigurano i Vizi del mondo pagano - Idolatria, Lussuria, Violenza e forse Superbia - destinati a scomparire con l’imminente avvento di Cristo.
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L’opera La pala - tuttora collocata sul primo altare a destra entro una cornice in pietra i cui motivi decorativi riecheggiano nel dipinto - presenta una novità per l’epoca: viene abbandonata la simmetria della prospettiva centrale e il punto di fuga, spostato a sinistra, permette di dilatare lo spazio seguendo la direzione visuale dello spettatore che entra in chiesa.
Particolare: basilica di Sant'Antonio a Padova. |
Simbologia
- La quercia dalle rade foglie, che si staglia sullo sfondo dietro a Battista, rimanda alle sue parole: «Ogni albero che non dà buon frutto sarà tagliato e gettato al fuoco» (Matteo, 3,10).
- L’edera, dallo stelo sottile e dai rigogliosi germogli, allude all’avvento di Cristo che, pur arrivando da umile uomo, sarà rigoglioso nella sua essenza divina.
- Il fico allude al peccato da cui Cristo libera l’uomo con il suo sacrificio.
- La piantina di fragola in primo piano, come la viola, è simbolo di modestia e umiltà. Entrambe presenti nella Madonna dell'arancio
- «E su tutto il gufo espressione, nella tradizione classica, delle tenebre, dell’infedele abituato all’errore, accecato dalla luce della verità». (Villa 2010, p. 9)
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Iconografia
A sinistra
A destra
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