Umberto Boccioni (1882-1916): «le sedici persone… sono una, dieci, quattro, tre»

La “sintesi dinamica” è teorizzata da Boccioni per il quale, come spiega Argan (1970, p. 531): «il movimento è velocità, la velocità è una forza che interessa due entità: l’oggetto che si muove e lo spazio in cui si muove. […] Lo spazio è atmosfera, l’atmosfera è messa in movimento dal corpo che la fende ed esercita su di esso una spinta proporzionale alla velocità. Il corpo sotto questa spinta, si deforma fino ai limiti dell’elasticità».

In una lettera del 1910 Boccioni scrive: «Sto per finire un quadro di metri 3 x 2, dove ho cercato una gran sintesi del lavoro, della luce e del movimento [si chiamerà prima Il lavoro, poi La ville monte…]. È fatto completamente senza modello e tutte le abilità del mestiere sono sacrificate alla ragione ultima dell’emozione». (Magagnato 1985, p. 116)

La città che sale, 1910-11
olio su tela, 200 × 290,5 cm
New York, Museum of Modern Art.


L’opera, che sembra tradurre le indicazioni dettate dal Manifesto tecnico, è un’esaltazione del movimento simultaneo. Tutto è travolto in un turbine di colori: la folla vorticosa di uomini e di cavalli in primo piano, le impalcature di alcuni edifici in costruzione e le ciminiere fumanti che s’intravedono sullo sfondo della periferia urbana. La forza del progresso e lo slancio vitale si esprimono nella frenetica attività cittadina e in quei corpi dalle esasperate tensioni muscolari. I colori aggressivi e il flusso delle luci danno la sensazione di un succedersi di attimi folgoranti, rimescolati nella simultaneità della rappresentazione.

Boccioni afferma: «Occorre che gli oggetti dettino, attraverso l’emozione, il ritmo di segni, di volumi, di piani, di gamme astratte e concrete che saranno all’occhio quello che il sonoro, e non la musica, è all’udito. Occorre quindi che le forme e i colori rappresentino e comunichino un’emozione plastica, avvolgendo nel ritmo plastico colui che osserva, ricorrendo, il meno possibile, alle forme concrete che lo hanno suscitato». (ibidem, pp. 119, 120)

La strada che entra nella casa rende l’atmosfera di una via cittadina, dove si assommano fasci di luce, ombre di case, fari improvvisi, ombre di passanti. La donna, affacciata al balcone, sembra assorbire la vita che la circonda.

La strada che entra nella casa, 1911
olio su tela, 100 x 100 cm
Hannover, Kunstmuseum.


Visioni simultanee, 1911
olio su tela, 60,5 x 60,6 cm
Wuppertal, Von der Heydt Museum.

«Spalanchiamo la figura […] e chiudiamo in essa l’ambiente», così scrive Boccioni nel suo Manifesto della scultura futurista del 1912. E questo sembra fare nel dipinto Materia che ritrae la madre seduta in una compenetrazione di piani che ne frantumano la figura.
Madre - “matrice” e materia - simbolo della vita; quella vita urbana che entra dalla finestra aperta alle sue spalle.

 

Materia, 1912
olio su tela, 225 x 150 cm
Venezia, Collezione Peggy Guggenheim.